Si terrà il prossimo 23 ottobre davanti al Gup del Tribunale di Avellino, Giulio Argenio, l’udienza preliminare per la scomparsa di Domenico “Mimì” Manzo, svanito nel nulla la sera dell’8 gennaio 2021 a Prata Principato Ultra. La Procura di Avellino ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio, riqualificando le accuse più gravi da sequestro di persona a omicidio aggravato da motivi abietti e soppressione di cadavere.
Il sostituto procuratore Chiara Guerriero ha chiesto il processo per Alfonso Russo e Loredana Scannelli (ex fidanzati): accusati in concorso dell’omicidio di Mimì Manzo e della soppressione del suo corpo, mai ritrovato. Secondo l’imputazione, il delitto sarebbe maturato al culmine di una lite esplosa per la festa di compleanno della figlia della vittima, organizzata in casa nonostante le restrizioni Anti-Covid e segnata dall’uso di alcol e droga. Manzo si opponeva con forza alla frequentazione della figlia con i due, accusati di sfruttarla per prosciugarne il risarcimento ottenuto da un incidente stradale. Per la Procura, i due avrebbero raggiunto Manzo dopo il suo allontanamento da casa, uccidendolo nei pressi della Basilica dell’Annunziata, per poi occultarne il corpo a bordo di un’auto noleggiata.
-
Rischia il processo anche Romina Manzo (figlia della vittima): difesa dall’avvocato Federica Renna, risponde dell’accusa di favoreggiamento. La donna avrebbe reso dichiarazioni mendaci ai Carabinieri sugli orari e gli spostamenti degli indagati — smentite dai tabulati telefonici e dalle telecamere di videosorveglianza — e avrebbe taciuto una frase agghiacciante detta da Russo la notte stessa della scomparsa: «Non cercate più mio padre perché ormai è morto».
Spetterà ora al Gup decidere se disporre il rinvio a giudizio e aprire il processo per omicidio.


















