Tempo di lettura: 2 minuti

L’Unicusano Avellino Basket esce dal Pala Gianni Asti di Torino con una sconfitta per 80-67 che lascia l’amaro in bocca, non tanto per il risultato finale, quanto per le modalità con cui è maturato. Il match si è deciso essenzialmente nei primi venti minuti, durante i quali la squadra di coach Gennaro Di Carlo ha subito passivamente l’iniziativa della Reale Mutua. Le rotazioni accorciate e le condizioni fisiche precarie di Dell’Agnello hanno costretto lo staff tecnico a soluzioni d’emergenza, come l’inserimento di Lewis da ala forte, ma l’impatto difensivo non è stato all’altezza della situazione.

Il dato statistico che balza immediatamente all’occhio riguarda la precisione balistica: Torino ha letteralmente dominato il perimetro con un 11/24 dall’arco, mentre Avellino è rimasta imprigionata in un pessimo 6/25. A questa mancanza di precisione si è aggiunta una gestione del pallone deficitaria, caratterizzata da 15 palle perse totali, di cui ben 11 concentrate in una prima metà di gara caratterizzata da una scarsa lucidità mentale. Il divario di 24 punti all’intervallo lungo (51-27) è stato lo specchio fedele di una squadra incapace di arginare il ritmo imposto dai piemontesi, trascinati dalle giocate di Severini, Schina e Tassone.

Nella ripresa è emerso l’orgoglio degli irpini, capaci di alzare l’intensità difensiva e di trovare soluzioni più fluide in attacco grazie al contributo di Lewis e Jurkatamm. Il tentativo di rimonta si è fatto concreto nel quarto periodo, quando una tripla di Zerini e i canestri di Mussini hanno riportato Avellino a ridosso della doppia cifra di svantaggio. Tuttavia, la troppa confusione nei momenti decisivi e la stanchezza derivante dallo sforzo prodotto per ricucire lo strappo hanno impedito il sorpasso. La tripla di Teague per il 72-59 ha agito come una vera e propria doccia fredda, chiudendo definitivamente ogni discorso e premiando la maggiore solidità dei padroni di casa.

Questa sconfitta obbliga l’Unicusano a una riflessione profonda sulla tenuta mentale nelle fasi iniziali dei match in trasferta. Nonostante la buona reazione del secondo tempo, regalare due quarti agli avversari in un campionato competitivo come questo è un lusso che la squadra non può permettersi. La sfida di mercoledì contro la capolista Pesaro rappresenta ora un crocevia fondamentale: servirà una prestazione diametralmente opposta per fermare la corsa della Victoria Libertas e riprendere il cammino in classifica, sperando che le condizioni fisiche dei giocatori chiave permettano a Di Carlo di schierare la formazione migliore.