Troppi debiti in capo a IrpiniAmbiente, la società provincializzata deputata alla gestione del ciclo dei rifiuti per i comuni irpini ( al netto di Avellino che si è messa in proprio con la società Grande), e l’ipotesi dell’affidamento ai privati si fa sempre più concreto.
Per questo nelle ore in cui è in corso l’assemblea dei Sindaci per decidere se comprare o liquidare la società pubblica, va in scena la protesta delle rappresentanze sindacali.
“Dopo tre anni di trattative a vuoto è l’ora della responsabilità per tutti”, spiega Francesco Codella della FIT Cisl per il quale l’appuntamento alla presenza delle rappresentanze regionali può essere risolutivo. Per Codella va sciolto innanzitutto il nodo dei contratti da confermare. Sul mantenimento dei livelli occupazionali il sindacato non fa sconti: i numeri non sono quelli indicati nel Piano, “sono 481 gli addetti necessari ad un servizio da cui dipende la salute dei cittadini e l’equilibrio dell’ecosistema”.
E Michele Caso, segretario UIL Trasporti cerca di portare alla calma: “I sindaci sono ora chiamati ad un atto di responsabilità. Non vedo problemi sul piano economico, perché questa non è una vertenza di natura economica. Se il servizio viene gestito in house, lo puoi governare e recuperare eventuali disfunzioni». Per Caso il nodo è politico: «Il problema è politico, lo scontro è su questo terreno. Ma resto fiducioso: alla fine il buonsenso prevale”.
Il segretario ribadisce che per i Comuni non si tratta di una spesa ma di un investimento: «È un investimento in conto capitale: i Comuni acquistano quote e diventano soci a pieno titolo. La vera opportunità è che i Comuni diventeranno titolari dell’intera impiantistica».
Sulla dotazione strutturale: «Abbiamo una discarica, abbiamo il SIR, abbiamo un finanziamento da 12 milioni per l’impianto dell’umido. Non siamo messi con i piedi per terra: abbiamo una forza importante».
Lo scenario peggiore, secondo Caso, riguarda il mancato accordo: «Se i Comuni non acquistano IrpiniAmbiente si va in liquidazione. E lì sarebbe un vero bail-out: i liquidatori dovranno recuperare i crediti da parte dei Comuni, oltre 40 milioni di euro».
C’è poi l’incognita occupazionale: «Il piano industriale non prevede garanzie per tutti i lavoratori in caso di gara. Per il 2026 potremmo ritrovarci in un braccio di ferro durissimo da gestire». Caso conclude con un richiamo alla responsabilità: «La prospettiva c’è. Non sprechiamola».

























