Durante la manifestazione, forte e simbolico il gesto di alcuni agricoltori che hanno gettato frutta a terra, per mostrare concretamente il rischio di dover buttare i propri prodotti a causa dei prezzi insostenibili imposti dal mercato europeo.Negli ultimi mesi si discute dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur.
Un tema spesso trattato come tecnico o lontano, ma che in realtà ha conseguenze molto concrete sulla vita quotidiana dei cittadini, sul lavoro degli agricoltori e sulla sopravvivenza delle aree interne.
Vogliamo essere chiari fin dall’inizio:
• non siamo contrari al libero scambio né al commercio internazionale.
L’Italia è un Paese che vive anche di esportazioni e relazioni economiche globali.
Tuttavia, il libero scambio può dirsi tale solo se fondato su regole uguali per tutti.
Oggi questo equilibrio non esiste.
Gli agricoltori italiani sono sottoposti a norme ambientali e sanitarie molto rigide, a controlli severi, a disciplinari stringenti e a costi di produzione elevati.
Tutto ciò è giusto e necessario per garantire sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente e qualità del cibo.
Ma non è accettabile che sul mercato europeo arrivino prodotti agricoli provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard, che utilizzano sostanze vietate in Europa e che operano con costi drasticamente inferiori.
Questa non è concorrenza leale.
È una forma di concorrenza sleale che mette fuori mercato gli agricoltori locali, abbassa la qualità complessiva del cibo e scarica i rischi sui consumatori. A perdere non sono solo i produttori, ma l’intera collettività.
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IL TEMA ASSUME UN PESO ANCORA MAGGIORE SE CALATO NELLA REALTÀ DELL’IRPINIA.
• Il nostro territorio è storicamente agricolo, basato su aziende piccole e medie, spesso a conduzione familiare, profondamente legate alla terra.
• Qui l’agricoltura non è solo un settore economico: è presidio del territorio, tutela dell’ambiente, identità culturale.
Lo spopolamento delle aree interne non è una fatalità. E’ la conseguenza diretta di politiche che rendono sempre meno sostenibile vivere e lavorare in questi territori.
Quando l’agricoltura non garantisce reddito, quando i costi aumentano e i prezzi riconosciuti ai produttori diminuiscono, i giovani sono costretti ad andare via, le aziende chiudono, i paesi si svuotano.
Ogni azienda agricola che chiude è una perdita per l’intera comunità:
• meno manutenzione del territorio,
• maggiore fragilità ambientale,
• perdita di conoscenze,
• tradizioni e identità.
Accordi commerciali squilibrati rischiano di accelerare questo processo, aggravando una crisi già profonda.
PER QUESTO PARLIAMO DI SOVRANITÀ ALIMENTARE,
non come slogan ideologico ma come principio concreto.
La Sovranità alimentare,
• significa garantire a tutti il diritto a un cibo sano, sicuro e controllato.
• Significa permettere agli agricoltori di vivere del proprio lavoro.
• Significa assicurare ai cittadini la possibilità di sapere cosa mangiano e da dove proviene ciò che arriva sulle loro tavole.
Il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi.
È un diritto fondamentale e un bene comune.
Difendere l’agricoltura locale significa difendere:
• la salute,
• l’ambiente
• e il futuro dei nostri territori
Rivolgiamo quindi un appello alle istituzioni, nazionali e locali, affinché le politiche agricole e commerciali tengano conto delle specificità delle aree interne e tutelino realmente chi produce nel rispetto delle regole.
Chiediamo informazione, trasparenza e confronto pubblico, perché decisioni di questa portata non possono essere prese senza ascoltare i territori.
SENZA AGRICOLTURA NON C’È TERRITORIO, SENZA TERRITORI




















