Fiducia. La parola che è stata pronunciata di più nel corso della mattinata e da quando è emersa la storia del maltrattamenti nell’asilo di Benevento.
Bimbi di pochi mesi che vengono lasciati dai genitori per cominciare a muovere i primi passi nel mondo sociale, quello della scuola, dei primi rapporti coi propri simili. E’ il momento in cui ogni bimbo inizia a imparare che esistono altre persone, altre forme da toccare, accarezzare, coi quali cominciare a fare i primi discorsi a modo loro.
E ci sta che ogni tanto facciano capricci. Li fanno gli adulti, figurarsi i bambini. Quello che non ci sta è non avere la freddezza e la lucidità per avere a che fare con esseri che sono tutto istinto e voglia di scoprire il mondo.
Si può iniziare a correggere, far capire cosa si può e cosa va evitato ma attraverso la comprensione. Ciò che è emerso ieri e sul quale si deve indagare, invece, va oltre la correzione. Lo scapaccione, i lividi, gli abiti utilizzati come corde per attaccare i bimbi al passeggino rientrano in racconto di orrore.
E l’amaro sta nel fatto che il centro di tutta questa storia sia un luogo legato al mondo della Chiesa con il coinvolgimento, pare, di suore.
Fiducia, si diceva: la fiducia di mamme, padri, nonni che non hanno dato peso ai segnali del corpo, proprio perchè era impensabile per loro che i lividi fossero frutto di maltrattamenti e non di una normale caduta. Si sono fidati affidando il bene più prezioso e indifeso e quando è il legame che viene meno, è facile covare rabbia e, sbagliando, vendetta.
Esiste una giustizia e deve fare il suo corso anche se parliamo di una storia che tocca e fa male. Perchè lo sanno anche i sassi che non si alzano le mani sulle persone, uomini o donne che siano. Sugli indifesi ancora di più.
Esiste chi deve indagare, giudicare ed eventualmente punire. Il linciaggio mediatico e’ dietro l’angolo e la voglia di giustizia privata è sentimento comune. Ma stavolta va messo il bene dei bimbi oltre ogni cosa, va recuperata la loro fiducia nei confronti dei grandi. Lascino la giustizia fare il proprio corso, che arrivi la punizione giusta se dovesse essere tutto confermato.
Adesso serve stringersi attorno ai bambini e fargli capire che la realtà non è quella che hanno vissuto ma è fatta, di sorrisi, pianti, cadute, giochi, carezze e occhi curiosi che hanno voglia di scoprire il mondo. Anche in maniera rumorosa e incasinata.




















