Dietro l’impatto visivo della coreografia, più propriamente scenografia, realizzata allo Stadio Ciro Vigorito c’è un lavoro tecnico e umano che ha richiesto mesi di preparazione e una macchina organizzativa complessa. I numeri aiutano a capirne la portata: circa 1500 metri quadrati di tessuto stampato, centinaia di persone coinvolte e un processo che ha unito progettazione scenografica, produzione industriale e coordinamento sul campo.
La regia progettuale è stata affidata a Fabio Melillo, che ha seguito l’intero sviluppo, dai primi bozzetti fino alla resa finale. “La richiesta era dare forma a qualcosa che rappresentasse la città – racconta -. Per farlo serviva costruire un’immagine solida, che funzionasse sia da lontano che nei dettagli”.
Il lavoro si è mosso su più livelli. Da una parte la definizione del concept, con lo Stregone come figura centrale e lo sviluppo dello skyline cittadino; dall’altra tutta la parte tecnica, dalla stampa dei teli alla gestione dei materiali. “Trasformare un disegno in una superficie di queste dimensioni non è immediato – spiega Melillo –. Devi adattare tutto: proporzioni, colori, leggibilità”. 
La produzione è stata concentrata in tempi stretti, con il supporto di aziende specializzate per la stampa e la lavorazione dei materiali. Parallelamente si è lavorato sulla componente sonora: la scelta della musica, la registrazione e la costruzione della voce narrante (Antonio Esposito e Mooncler), pensata come elemento fondamentale e integrante della coreografia.
Sul piano organizzativo, la fase operativa ha richiesto una divisione rigorosa dei compiti. Dalla preparazione dei teli alla distribuzione dei cartoncini, fino al coordinamento dei movimenti, ogni gruppo ha lavorato su una porzione specifica della coreografia. Le prove sono state fondamentali per testare tempi e sincronismi, anche adattando alcune soluzioni iniziali. “In fase progettuale immagini un risultato – aggiunge Melillo – ma poi devi confrontarti con lo spazio reale e con i tempi. Anche per la parte finale con alcuni degli ultras posizionati a bordo campo, il movimento dalle balaustre, l’inserimento delle bandiere e dei segnali visivi per scandire i vari passaggi”.
Il coinvolgimento diretto della tifoseria è stato totale, così come il supporto del Benevento Calcio per la gestione logistica. “La parte più importante resta il lavoro condiviso – conclude Melillo -. Ognuno ha portato il proprio contributo, e questo si percepisce nel risultato finale: un’idea chiara portata avanti fino in fondo”.
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Benevento, ‘coreografia’ costruita passo dopo passo: impegno, visione e condivisione
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