Se segnali la presenza di un cane vagante alle autorità, rischi di essere accusato di averlo fatto finire in canile. Se non lo fai e continui per la tua strada, puoi essere additato come insensibile e indifferente alla sorte dell’animale.
È il paradosso che emerge dalla vicenda del cane che negli ultimi giorni ha vagato praticamente senza meta per buona parte della città di Benevento, diventando nel frattempo protagonista di numerose segnalazioni, fotografie e post sui social.
L’animale sarebbe comparso nella zona di Casale Maccabei dopo la prima settimana di agosto. Dal 12 agosto, in particolare, sarebbe stato visto spostarsi continuamente attraversando diverse zone della città: Maccabei, rione Libertà, centro, stazione, Mellusi, Atlantici e Pacevecchia, fino ad arrivare in via Pietro Nenni.
Proprio nei pressi del supermercato Dodeca si è concluso il suo lungo girovagare. Alcuni cittadini e clienti, dopo averlo visto stazionare nella zona, gli hanno dato acqua e qualcosa da mangiare. Poi è arrivata la decisione di segnalare la situazione alla Polizia Municipale. Da lì si è attivato l’intervento con il coinvolgimento dell’Asl veterinaria e il recupero dell’animale.
Ed è a quel punto che la vicenda si è trasferita dalla strada ai social, dove si è aperto un acceso confronto.
Da una parte c’è chi contesta duramente la scelta di aver segnalato il cane, sostenendo che l’animale, pur vagando liberamente, non dovesse essere prelevato e condotto in una struttura. Alla base delle critiche c’è soprattutto la preoccupazione per le condizioni che potrebbe trovare in canile e per le difficoltà che, soprattutto durante il periodo estivo, possono interessare le strutture destinate all’accoglienza.
Dall’altra parte, però, resta una domanda tutt’altro che banale: cosa avrebbe dovuto fare un cittadino davanti a un cane che da giorni attraversava strade, quartieri e arterie trafficate senza una meta apparente?
Ignorarlo avrebbe significato lasciarlo continuare a vagare, con tutti i rischi del caso: innanzitutto per l’animale stesso, ma potenzialmente anche per automobilisti e motociclisti. Portarselo a casa non è evidentemente una soluzione che può essere pretesa da chiunque. Segnalarlo alle autorità competenti, dunque, rappresenta per molti il comportamento più naturale.
Ed è qui che nasce il cortocircuito: chi segnala diventa quasi una “spia”, responsabile di aver fatto catturare il cane; chi non segnala rischia invece di essere accusato di strafottenza e indifferenza.
Probabilmente, anche in questo caso, la verità sta nel mezzo.
Da un lato è sacrosanto evitare che il canile rappresenti la prima e automatica destinazione per ogni cane trovato in strada, soprattutto quando non esiste una situazione di reale necessità o pericolo.
Dall’altro lato, però, i cittadini si aspettano risposte e azioni concrete quando segnalano una situazione che ritengono problematica. Non si può pretendere che il cittadino comune conosca tutte le dinamiche legate alla gestione del randagismo, alle competenze dei diversi enti, alle condizioni dei canili o alle possibili alternative al ricovero in struttura.
Chi vede un cane vagare per giorni attraverso quartieri e strade trafficate e decide di telefonare alle autorità non necessariamente vuole “mandarlo in canile”: molto più semplicemente sta chiedendo a chi ha competenza e strumenti di valutare quale sia la soluzione migliore.
E forse è proprio questo il punto. Nelle situazioni difficili qualsiasi scelta può comportare il rischio di sbagliare. Si può sbagliare intervenendo, ma si può sbagliare anche non facendo nulla.
Trasformare ogni decisione in un processo alle intenzioni di chi ha effettuato una segnalazione rischia di ottenere un risultato persino peggiore: convincere le persone, la prossima volta, a voltarsi dall’altra parte.
La vera sfida dovrebbe essere un’altra: fare in modo che chi segnala possa fidarsi delle istituzioni e che chi ama e tutela gli animali possa avere la certezza che ogni intervento venga effettuato pensando prima di tutto al loro benessere.
Perché tra l’indifferenza e la ricerca di un colpevole dovrebbe esserci sempre una terza strada: quella della responsabilità e del buon senso.
Per la cronaca, si sta ancora cercando di intercettare un suo ipotetico padrone (in caso si tratti di smarrimento e non abbandono) e l’associazione OIPA BENEVENTO 348 794 54 99 si stà interessando anche di trovare un adozione sicura per questo cane quidi se potete mettere tale numero come referenza per informazioni per chiunque voglia adottarlo



















