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Due aziende tessili sequestrate e l’intero capitale sociale di una società sottoposto a sequestro preventivo.
 
È il risultato di un’operazione eseguita oggi dai Carabinieri del Gruppo Tutela del Lavoro di Napoli, in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Nocera Inferiore su richiesta della Procura della Repubblica.
 
I sequestri riguardano due opifici con sedi ad Angri, nel Salernitano, e a San Giuseppe Vesuviano, nel Napoletano. I reati contestati sono l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, l’impiego di lavoratori privi del permesso di soggiorno e l’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
 
Le indagini, avviate nel marzo scorso, hanno consentito di identificare complessivamente 102 lavoratori impiegati nei due stabilimenti.
 
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, molti sarebbero stati occupati “in nero”, mentre alcuni sarebbero risultati privi del prescritto permesso di soggiorno.
 
Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato condizioni di lavoro caratterizzate da turni particolarmente gravosi, retribuzioni ritenute non proporzionate all’attività svolta e gravi violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
  
Il provvedimento di sequestro preventivo è stato disposto per impedire la prosecuzione delle condotte oggetto di indagine e in funzione dell’eventuale confisca dei beni.
 
«Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro richiede un impegno costante da parte di tutte le istituzioni. L’operazione condotta tra Angri e San Giuseppe Vesuviano nelle ultime ore conferma quanto sia importante mantenere alta l’attenzione su fenomeni che colpiscono la dignità e i diritti dei lavoratori. Desidero ringraziare la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore e i Carabinieri del Gruppo Tutela del Lavoro di Napoli per il lavoro svolto».
 
Lo afferma l’assessora regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, Angelica Saggese, in merito all’operazione che ha portato al sequestro preventivo di due aziende tessili. Le indagini, avviate nel marzo scorso e che hanno interessato complessivamente 102 lavoratori, riguardano ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con lavoratori che sarebbero stati sottoposti a turni particolarmente gravosi e retribuzioni non proporzionate all’attività svolta. Sono inoltre contestati l’impiego di lavoratori privi del permesso di soggiorno e gravi violazioni delle norme sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
«Come Regione Campania vogliamo rafforzare ulteriormente il contrasto al caporalato e a ogni forma di sfruttamento, insieme alle azioni per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro. Garantire condizioni dignitose, rispetto dei diritti e tutela della salute e della sicurezza deve essere una priorità. Continueremo a lavorare in questa direzione, rafforzando la collaborazione tra le istituzioni e gli interventi a tutela di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori», conclude Saggese.