L’episodio segnalato da una lettrice non è il primo e non sarà certo (purtroppo) l’ultimo: continuano incessanti i furti di fiori, veri e soprattutto finti, che vengono asportati dalle tombe al cimitero di Benevento. Un qualcosa di vergognoso e non certo per il valore economico degli stessi, ma per la tristezza e il dolore che provocano gesti simili in chi li subisce.
Amarezza
“Questa mattina – ha spiegato una cittadina del capoluogo – mi sono recata al cimitero dove è sepolta mia madre e sono stata costretta a fare i conti con una scena vomitevole. Tutti i fiori che avevano portato solo qualche giorno fa sulla sua tomba erano stati rubati. Nel vaso non c’era più nulla ed è qualcosa che mi ha fatto male. Uno schifo. Una vergogna.
Come si può compiere un gesto così vile? Può un posto di dolore e ricordo come il cimitero essere oltraggiato da gente senza scrupoli? Inutile dire che il valore economico era di pochi euro, ma la tristezza per quanto visto non ha prezzo. Una signora che era lì mi ha detto che in passato è già accaduto anche a lei ed a molte altre persone. Ormai non c’è più rispetto nemmeno per i morti. Sarà la classica frase fatta – ha aggiunto la cittadina – ma è così”.
Reato segnale
È importante ricordare che, oltre a rappresentare un gesto moralmente riprovevole, rubare fiori o altri oggetti dalle tombe costituisce anche un reato. La Corte di Cassazione ha infatti stabilito che la sottrazione o il danneggiamento di fiori, piante, vasi, ceri e di qualsiasi altro ornamento collocato su una sepoltura integra il reato di vilipendio delle tombe (‘ articolo 408 del Codice Penale) punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni.




















