Il Comitato Civico Territoriale San Domenico e Aree Limitrofe – Per la Tutela della Salute, dell’Ambiente e del Territorio comunica che non parteciperà all’incontro con il Sindaco di Benevento previsto per oggi, martedì 8 settembre, alle ore 17.00.
L’incontro era stato pubblicamente preannunciato dal Vice Sindaco durante il sit-in “San Domenico Respira” di venerdì 4 settembre e successivamente fissato per questo pomeriggio.
Nel frattempo, però, è intervenuto un fatto che per il Comitato cambia profondamente le condizioni del confronto: la nuova ordinanza adottata dal Comune il 7 settembre, con la quale viene parzialmente revocata l’ordinanza del 16 giugno, vengono considerate superate alcune successive disposizioni e viene consentito alla società di procedere con le attività necessarie al completamento dell’impianto, pur permanendo diverse prescrizioni.
Il Comitato non contesta ciò che già sapevamo e che noi stessi abbiamo sempre sostenuto, afferma Salvatore D’Andrea, Presidente del Comitato Civico San Domenico e Aree Limitrofe: prima devono essere rispettate tutte le prescrizioni, prima deve essere adeguato l’impianto e solo successivamente, dopo le verifiche degli Enti competenti, potrà eventualmente parlarsi della sua entrata in esercizio.
Questo non è cambiato.
Ciò che contestiamo con forza sono invece il metodo, la tempistica e la mancanza di trasparenza e di rispetto nei confronti dei cittadini.
Venerdì centinaia di persone erano a San Domenico per chiedere risposte. Il Comune era presente istituzionalmente con il Vice Sindaco e l’Assessore all’Ambiente.
Eppure ai cittadini non è stato rappresentato che, appena tre giorni dopo, sarebbe intervenuto un nuovo provvedimento destinato a modificare significativamente il quadro amministrativo.
La fiducia si costruisce con la trasparenza. Dopo quanto accaduto, quella fiducia nei confronti dell’Amministrazione è venuta meno.
Prima si completa lo smaltimento, poi si apre una nuova fase
C’è una questione che per noi viene prima di ogni altra.
La stessa società, il 1° settembre, aveva comunicato che il biodigestore aveva raggiunto la massima capacità e che le ulteriori matrici organiche ancora presenti all’aperto sarebbero state conferite presso impianti autorizzati, indicando un tempo presumibile di circa due settimane per azzerare le giacenze esterne.
E allora chiediamo: perché il Comune non ha atteso almeno il completamento di quelle operazioni e una verifica ufficiale degli Enti competenti sull’effettivo svuotamento delle vasche e degli stoccaggi esterni prima di aprire amministrativamente una nuova fase?
Ad oggi i cittadini non dispongono ancora di un quadro pubblico e verificabile su quanto materiale sia rimasto all’aperto, quanto sia stato trasferito nel biodigestore, quanto sia stato conferito ad altri impianti e quando questa fase potrà considerarsi definitivamente conclusa.
Prima si conclude una fase e se ne verifica il risultato. Poi si apre quella successiva. Non il contrario.
Il Comune ha voltato le spalle ai cittadini delle contrade
Il Comitato prende atto, con profonda amarezza, che con questo provvedimento l’Amministrazione comunale ha di fatto voltato le spalle ai cittadini di San Domenico e delle aree limitrofe, proprio mentre quella comunità chiedeva ascolto, trasparenza e tutela.
Nella nuova ordinanza, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, il Comune dichiara espressamente la necessità di contemperare le esigenze di salubrità pubblica con quelle della società, considerando anche la PAS e i successivi provvedimenti delle altre Autorità.
Noi su questo vogliamo essere chiarissimi.
Per il Comitato la salute pubblica e la tutela dell’ambiente non possono essere messe sullo stesso piano dell’interesse imprenditoriale al completamento e alla futura entrata in esercizio dell’impianto.
L’ordine deve essere un altro: prima vengono la salute dei cittadini e l’ambiente; prima vengono il rispetto integrale delle prescrizioni e le verifiche degli Enti competenti. Solo dopo può venire qualsiasi interesse economico e produttivo.
“Non risultato rischi attuali”: sulla base di quali accertamenti?
C’è poi un passaggio dell’ordinanza sul quale pretendiamo chiarezza.
Il Comune afferma che non risultano segnalati dagli organi istituzionalmente competenti rischi attuali e concreti per la salute pubblica o per l’ambiente circostante, richiamando anche una nota dei Vigili del Fuoco del 3 luglio.
La domanda è inevitabile: sulla base di quali accertamenti sanitari e ambientali aggiornati?
Esiste una valutazione dell’ASL che escluda rischi attuali per la salute pubblica? Esiste una relazione aggiornata dell’ARPAC che attesti il superamento delle criticità precedentemente riscontrate? Sono stati effettuati nuovi campionamenti o analisi? Quando, da chi e con quali risultati?
Sono domande tutt’altro che pretestuose. ARPAC, nel comunicato ufficiale del 15 giugno, riferiva di aver riscontrato diverse criticità strutturali e gestionali, la difformità dell’impianto rispetto al progetto approvato e la mancata ottemperanza a prescrizioni finalizzate, tra l’altro, a mitigare le emissioni odorigene.
Non chiediamo rassicurazioni. Chiediamo atti, dati e verifiche.
Non andremo a Palazzo Mosti come se nulla fosse accaduto
Alla luce di tutto questo, il Comitato non ritiene coerente presentarsi oggi a Palazzo Mosti come se fossimo ancora a venerdì e nulla fosse accaduto nel frattempo.
L’incontro era stato annunciato in un contesto diverso. L’ordinanza del 7 settembre ha cambiato quel contesto e ha fatto venir meno, allo stato, le condizioni di fiducia necessarie per quel confronto.
Non rifiutiamo per principio il rapporto con le istituzioni. Rifiutiamo che il confronto diventi una formalità successiva a decisioni delle quali i cittadini vengono informati quando sono ormai compiute.
Le cinque richieste presentate pubblicamente durante il sit-in restano integralmente confermate. Saranno integrate con ulteriori richieste derivanti dalla nuova ordinanza e trasmesse formalmente a Comune, Prefettura, ARPAC, ASL e agli altri Enti competenti, chiedendo risposte puntuali per quanto di rispettiva competenza.
Da oggi cambia la linea del Comitato
Il sit-in del 4 settembre è stato volutamente civico, pacifico e responsabile. Era la scelta coerente con la situazione di quel momento: un sequestro in atto, le operazioni di smaltimento in corso e un ricorso al TAR ormai imminente.
Quella responsabilità non venga scambiata per debolezza.
Dopo l’ordinanza del 7 settembre, per il Comitato si apre una fase diversa.
Saranno pertanto definite nuove iniziative pubbliche a Benevento, anche nel cuore della città, di carattere più incisivo rispetto alla manifestazione del 4 settembre, sempre nel pieno rispetto della legge.
Non cerchiamo lo scontro per lo scontro. Ma il registro cambia.
Dopo mesi di miasmi e disagi, non siamo più disponibili ad accettare che ai cittadini venga chiesta fiducia senza offrire contemporaneamente piena trasparenza sugli atti, sui controlli e sulle decisioni che riguardano direttamente il loro territorio.
Prima si completa lo smaltimento.
Prima si verifica che sia realmente concluso.
Prima si rispettano tutte le prescrizioni.
Prima si accerta la piena regolarità di tutte le operazioni.
Poi si parla del suo futuro.
Comitato Civico Territoriale San Domenico e Aree Limitrofe – Per la Tutela della Salute, dell’Ambiente e del Territorio


















