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Un’occasione per ribadire ad alta voce che la violenza di genere non è inevitabile, ma si può prevenire, si può riconoscere, si può fermare.

Mobilitazione dell’Ospedale San Pio con degli incontri per parlare di codice rosa istituito dal 2019 e elemento essenziale per chi subisce violenza non solo fisica ma anche psicologica. Durante il focus che si è tenuto presso il nosocomio sannita è stata prima di tutto ribadito che è aumentata la responsabilità nel poter denunciare un’eventuale forma di violenza. Infatti il codice rosa non è solo un protocollo, ma un intero meccanismo di protezione che si attiva nel momento stesso in cui una donna varca la soglia del Pronto soccorso.

Gli aiuti sono enormi: dall’individuazione di rifugi sicuri all’allontanamento urgente da contesti pericolosi, spesso con bambini coinvolti. Subentra cosi la figura importante dello psicologo che si trova a gestire compiti sociali e psicologici. Il dirigente medico Riccardo Derna ha sottolineato che “è aumentata la responsabilità e consapevolezza di poter denunciare casi di violenza”. Il direttore Sanitario Roberto Alfano introducendo l’incontro ha spiegato “come il percorso parta dal Pronto Soccorso e li poi parte tutto l’iter assolutamente delicato ma fondamentale in caso di presunta violenza”. E’ intervenuta, poi,  la ginecologa Luigia Straccia che ha sottolineato come “la violenza di genere richiede sano fenomeni che richiedono tempo ascolto, competenze trasversali, e un sistema capace di sostenere richieste complesse ed essere accanto a donne che potrebbero aver subito violenza”.

Maria Domilla Viele medico afferente a Medicina d’urgenza e P.S. – Referente Percorso Rosa nel suo intervento ha ricordato come fu l’ex Procuratore Capo Aldo Policastro a sollecitarci per contrastare la violenza di genere in ambito ospedaliero unitamente al management del Sani Pio: “E’ stato promotore su educazione e formazione contro la violenza di genere e Partimmo con un manifesto quattro anni fa”.

Derna ha poi spiegato: “Fummo uno delle prime aziende ospedaliere ad adottare questa tipologia di percorso e strutturarlo. Abbiamo creato percorsi dedicati. Quindi si punta sull’accoglienza ed a gestire anche al di fuori dell’area specifica del Pronto Soccorso attraverso un ambiente accogliente facendo sentire la donna sentirsi accolta e protetta. C’è poi l’incontro con professionisti con psicologi e qualora ce ne sia la possibilità con l’area ginecologica, oltre alla presenza costante delle Forze dell’Ordine se emergono delle criticità”. Poi ha aggiunto: “Si deve lavorare in tandem affinché le donne possano sentirsi protette e denunciare aggressioni. Il codice rosa, sotto questo aspetto,  può essere un punto di riferimento per donne vittime di abuso che devono trovare sempre assistenza”.