Trent’anni fa la sanguinaria sfida della Mafia alle istituzioni democratiche. Le stragi al tritolo di Capaci, prima, e, successivamente, via d’Amelio, in cui persero la vita i giudici Falcone, Morvillo e Borsellino con gli agenti delle rispettive scorte, gettarono il Paese nello sconforto per la massima incertezza stessa delle Istituzioni libere e democratiche nell’ora, peraltro, in cui la trasformazione storica e politica, nazionale e ancora di più internazionale, metteva in discussione la stessa stabilità del Paese, che si era sedimentata in cinquanta anni di relazioni inconfessabili tra politica e mafia.
Questa mattina presso la Questura di Benevento, in via Raffaele de Caro è stato vissuto un momento di commemorazione e ricordo di quei tragici fatti con il Questore Giovanni Leuci e gli attivisti di Libera Benevento. Un mazzo di fiori per onorare la memoria degli uomini della scorta della strage di via D’Amelio. Un momento dolorosissimo per tutta la società civile italiana, una ferita aperta nel corpo delle Forze dell’Ordine, ancora oggi
Cosa Nostra, nella sua versione più feroce e bestiale, quella corleonese, aveva capito che la situazione politica era irreversibilmente in divenire e che le vecchie strutture di partito non reggevano più. Decise allora l’eliminazione fisica dei due magistrati che avevano puntato al cuore la Mafia e avevano promosse iniziative giudiziarie di altissimo profilo, spessore ed efficacia. Quegli eccidi di Capaci e di Via D’Amelio furono un messaggio chiaro alle istituzioni: Cosa Nostra pretendeva garanzie e in caso contrario avrebbe scatenato una stagione di furibondi attentati, cosa che effettivamente, sia pure in parte, avvenne.
“La mafia è una parabola umana che ha un inizio e una fine”, ebbe a dire Falcone ed è vero che quella stagione è finita. Ma non la radice del problema che non è stata recisa e che si trasforma a seconda delle nuove esigenze. Questa mattina il Questore Leuci prendendo la parola ha sottolineato: “Sono cicatrici che ci portiamo addosso. E’ un momento questo per onorare il sacrificio di quelle persone che hanno dato la vita. Speriamo che non succeda mai piu. Dobbiamo combattere queste mafie anche quelle odierne con tutte le nostre forze”. Ha preso quindi la parola l’attivista di Libera Sergio Fattore: “Noi puntiamo molto ad una cultura diversa . quella scevra da compromessi. Soltanto cosi possiamo educare le persone ad un rispetto. Occorre una mentalità diversa soprattutto nei ragazzi nelle giovani generazioni. Non pensare alle scorciatoie ma piuttosto a quella giustizia per i loro interessi”.



















