Oltre il danno, la beffa. Non c’è altro modo per spiegare la disavventura capitata a una donna di 76 anni che si è vista addebitare pagamenti per dei beni di cui non aveva fatto alcuna richiesta: un finanziamento per acquisti di elettrodomestici e contratti per installazione di un modem e relativa linea internet.
Peccato che la donna fosse allettata e quelle firme sotto ai contratti non avrebbe potuto metterle. Ci ha pensato, secondo le indagini, la nuora 47enne, difesa dall‘avvocato Giorgione, che è stata beccata ed è finita in giudizio dopo la denuncia dell’anziana.
La persona offesa, assistita dall’avv. D’Andrea dello Studio legale Quattordici, ha scoperto dei presunti fatti oggetto del procedimento che ha visto coinvolta la nuora citata direttamente al giudizio penale, solo a seguito della notifica di un decreto ingiuntivo pervenutale dalla KRUK Investimenti S.r.l. Pertanto la malcapitata si è vista costretta a difendersi anche in 2 distinti procedimenti civili: il primo avente ad oggetto l’opposizione al Decreto ingiuntivo proposto dalla compagnia di recupero crediti, ottenendone la mancata concessione della provvisoria esecuzione del d.i. opposto; il secondo, mediante il pendente giudizio per querela di falso al fine del disconoscimento dell’autenticità delle firme mai apposte. Difatti, nel relativo periodo di riferimento ed oggetto di parte delle contestazioni di cui al procedimento penale, l’anziana donna è risultata essere addirittura allettata per una grave patologia sanitaria. Insomma, senza aver fatto nulla, la donna oggi si deve costretta a difendersi anche con la società di recupero crediti.




















