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Pontida. Il tradizionale ritrovo dei leghisti. Una volta quasi esclusivamente del Nord, oggi sempre più insolitamente popolato anche da militanti che dal Sud Italia salgono in quella Padania che fu di Umberto Bossi.

Doveva essere il raduno della resa dei conti. E così è stato. Ma Matteo Salvini, invece di aspettare l’attacco, ha deciso di giocare d’anticipo. L’uomo che ha trasformato la Lega Nord in un partito nazionale ha lanciato la sfida proprio alla vecchia anima nordista: congresso straordinario ad ottobre.

Sarà quello il campo di battaglia. Da una parte Salvini. Dall’altra quella parte del Carroccio che chiede maggiore peso dei territori, collegialità e un ritorno alle battaglie storiche su autonomia e federalismo. Massimiliano Romeo lo ha detto dal palco. Luca Zaia ha richiamato apertamente l’eredità politica di Bossi. Attilio Fontana, dopo l’annuncio del congresso, ha fatto sapere che porterà in quella sede le proprie idee.

Sul tavolo c’è soprattutto la parabola elettorale del Capitano. Nel 2019 la Lega conquistò il 34,26% alle Europee, diventando il primo partito italiano. Oggi quel risultato è lontanissimo e proprio il ridimensionamento dei consensi alimenta da tempo il confronto interno.

Il paradosso è che a decidere una partita nata al Nord potrebbe essere proprio quella Lega diventata nazionale sotto Salvini. Il peso delle strutture del Centro-Sud e dell’area che fa riferimento a Claudio Durigon potrebbe diventare importante negli equilibri congressuali, anche se regole e perimetro dell’assise devono ancora essere definiti.

Sullo sfondo ci sono le prossime Politiche. Ma prima ancora le Amministrative del 2027. Ed è lì che l’anima nordista vuole tornare a pesare. Milano non è semplicemente una città chiamata al voto. Per la Lega, Milano vale tutto.