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Due big della politica sannita, Pasquale Viespoli, di destra e già sindaco di Benevento, l’altro Umberto Del Basso De Caro, esponente di spicco del Partito Democratico, entrambi con incarichi di governo nel passato, il primo con Berlusconi e il secondo con Renzi e Gentiloni, hanno dato il via alla campagna elettorale per le amministrative nel capoluogo sannita con un unico obiettivo: sconfiggere Clemente Mastella. L’occasione è stato il confronto tra i due “per fermare il declino di Benevento e costruire le condizioni per una nuova stagione politica e amministrativa”.

Al centro del confronto le vicende amministrative e giudiziarie che interessano Palazzo Mosti, ma anche la crisi socio-economica del capoluogo sannita, le difficoltà legate allo sviluppo e la necessità di offrire nuove prospettive alle giovani generazioni. Del Basso De Caro ha sottolineato la necessità di distinguere le valutazioni politiche dagli accertamenti giudiziari: “Possiamo trarre da queste vicende conclusioni politiche. Quelle di ordine giudiziario sono a noi precluse”.

La sua lettura delle inchieste che coinvolgono l’amministrazione comunale è però chiara:
“La mia chiave di lettura coincide con ciò che ha scritto la Procura negli atti di indagine: si tratta di un sistema, ed è ciò che io penso”. Chiarissima anche la riflessione di Viespoli che ha posto l’accento sul rapporto tra gestione del consenso e funzionamento delle istituzioni. Parlando delle vicende di Palazzo Mosti ha descritto “un sistema di intermediazione del consenso, di intermediazione di interessi, di occupazione delle istituzioni a fini partitici, e non solo”. Un giudizio politico che ha tenuto distinto dall’accertamento delle responsabilità penali, affidato alla magistratura. Il nodo della sua riflessione riguarda soprattutto il bilancio dell’azione amministrativa: “Fin da ora si può dire che ci troviamo di fronte a un fallimento sul piano del governo”.

Al termine è stata anche paventata la possibilità delle primarie per scegliere il prossimo candidato sindaco di Benevento “perché – ha specificato Del Basso De Caro – se ci avviamo al civismo vogliamo allargare la partecipazione, non dobbiamo fare il ragionamento sulle casacche”.