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Benevento, secondo il dossier presentato da Legambiente, si conferma il capoluogo campano con la temperatura media estiva al suolo più elevata della regione, registrando nel decennio 2015–2025 una media costante di 41–42°C. Una criticità fortemente influenzata dalla geografia locale: la città sorge infatti in una conca alla confluenza dei fiumi Calore e Sabato, circondata da colline che bloccano la ventilazione naturale e favoriscono il ristagno dell’aria calda.

L’analisi mappa le aree urbane dove si registrano le anomalie termiche più gravi sono Rione Ferrovia (50°C) il punto più caldo in assoluto della città. Le temperature record si concentrano sulle coperture impermeabili e sui piazzali del centro commerciale locale e nei pressi dell’ex Manifattura Tabacchi, un’area industriale dismessa di 50.000 mq in attesa di riqualificazione.

Rione Libertà (49°C) il quartiere più popoloso di Benevento (18.000 residenti) soffre l’accumulo termico causato dall’alta densità edilizia, dalla scarsità di alberature stradali e dall’effetto dei campi in erba sintetica, che trattengono il calore anche nelle ore serali e notturne. Centro Storico (48°C) dove il picco si concentra sulla grande copertura metallica dell’ex mercato rionale, una struttura abbandonata da anni che si comporta come un enorme accumulatore termico nel cuore della città anziché fungere da potenziale rifugio climatico.

Emergenza

L’emergenza caldo a Benevento non è solo un problema ambientale, ma una grave criticità di salute pubblica che si innesta su una forte fragilità economica strutturale. La città (56.916 residenti al Censimento 2021) registra infatti un tasso di occupazione del 41,2% (il più basso tra i capoluoghi analizzati) e un tasso di disoccupazione dell’11,2%.

Con un reddito medio imponibile di appena €22.377 (il più basso tra i capoluoghi campani, allineato a quello di Napoli), la capacità delle famiglie di dotarsi di sistemi di raffrescamento domestico e di sostenerne i costi energetici è strutturalmente limitata.