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Essere DSA, ovvero avere un disturbo specifico dell’apprendimento, non significa rinunciare ai propri sogni né tantomeno mettere in discussione la propria intelligenza. Lo dimostra la storia di Sofia Vetrone, 16enne di Cautano, che ha saputo trasformare quella che spesso viene percepita come una difficoltà in una risorsa concreta, trovando nell’equitazione il suo linguaggio naturale.

Consapevole del proprio percorso e delle sfide legate a una diversa modalità di apprendimento, Sofia ha sviluppato una spiccata intelligenza convergente, esprimendo una vera e propria genialità in un ambito dove contano abilità come la coordinazione, la percezione dello spazio e la sintonia con l’animale. Qualità fondamentali nel mondo dell’equitazione, disciplina che richiede grande equilibrio tra mente e corpo.

Cresciuta praticamente a contatto con i cavalli, Sofia gareggia da tempo nel circuito della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), sempre al fianco della sua inseparabile cavalla Paprika. Un binomio vincente, costruito giorno dopo giorno attraverso allenamenti intensi e costanti presso il “Tufini Country Club”, sotto la guida di Claudio Nardone.

I risultati non hanno tardato ad arrivare: competizione dopo competizione, Sofia e Paprika hanno collezionato successi sportivi di rilievo, confermando il valore di un talento che va ben oltre ogni etichetta. Dietro ogni traguardo, però, c’è soprattutto una grande determinazione e la volontà di dimostrare che la cosiddetta “diversità” può trasformarsi in un vantaggio.

Il sogno della giovane sannita è chiaro: fare dell’equitazione la sua professione. Un obiettivo ambizioso, ma sostenuto da una consapevolezza importante: avere un disturbo dell’apprendimento non è più un tabù, bensì una caratteristica che, se compresa e valorizzata, può aprire nuove strade.

La storia di Sofia si inserisce in un cambiamento culturale sempre più evidente, che riconosce come esistano molteplici forme di intelligenza. E proprio come dimostrato da grandi menti del passato, anche ciò che inizialmente appare come un limite può rivelarsi una chiave per esprimere il proprio potenziale in modo unico e straordinario.