Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono assenze alle quali il tempo non riesce a dare una misura. Passano i giorni, i mesi, gli anni, ma alcuni vuoti restano esattamente lì dove si sono aperti.

Sono trascorsi due anni dalla scomparsa del maestro Pierino Panarese. Due anni senza l’artista, certo, ma soprattutto senza l’uomo, il marito, il padre, il nonno. Perché prima ancora delle tele, dei colori, delle sculture e delle opere che portano la sua firma, Pierino continua a mancare nella quotidianità della sua famiglia: nei gesti, nelle parole, nelle abitudini e in quei piccoli momenti che, quando qualcuno non c’è più, assumono improvvisamente un valore enorme.

Il tempo può insegnare a convivere con un’assenza, difficilmente riesce a cancellarla. E per la famiglia Panarese questi due anni hanno significato anche custodire e continuare a raccontare ciò che Pierino ha lasciato. Un’eredità che va ben oltre il ricordo privato.

Pierino Panarese aveva trovato nella pittura e nella scultura il modo più naturale per raccontare il proprio mondo. Nelle sue opere c’erano i luoghi, la memoria, il rapporto con la natura, la nostalgia per un passato autentico e per paesi ancora lontani dalle trasformazioni della modernità. Forma, spazio e colore diventavano strumenti attraverso i quali fermare qualcosa destinato altrimenti a scomparire.

Ed è forse proprio qui che, a due anni dalla sua morte, si comprende fino in fondo la forza della sua eredità artistica.

Pierino non c’è più, i suoi occhi sì. Sono quelli attraverso i quali continuano a essere osservati paesaggi, volti, scorci e pezzi di una terra che nelle sue mani diventavano pittura. Ogni quadro conserva uno sguardo, ogni scultura un gesto, ogni opera una parte del tempo che Pierino aveva provato a fermare.

Nel dicembre del 2024, pochi mesi dopo la sua scomparsa, la famiglia volle trasformare il dolore in memoria condivisa con la retrospettiva pIERIno OGGI e DOMANI: il ricordo vivo nelle opere del maestro Panarese”, ospitata alla Galleria Bosco Lucarelli di Benevento.

Quel titolo, riletto oggi, sembra quasi assumere un significato ancora più profondo.

“OGGI e DOMANI”.

Perché il desiderio era proprio questo: evitare che l’opera di Pierino Panarese rimanesse confinata nel ricordo di chi lo aveva conosciuto, permettendole invece di attraversare il tempo e raggiungere anche chi l’uomo e l’artista non aveva avuto la fortuna di incontrarlo.

A distanza di due anni resta il dolore di una famiglia che sente la sua mancanza. Ma resta anche qualcosa che la morte non ha potuto portare via.

Restano i colori. Restano le forme. Restano i suoi paesaggi, i suoi presepi, le sue sculture. Restano le emozioni di chi si ferma davanti a una sua opera e magari, senza averlo mai conosciuto, riesce comunque a incontrare un pezzo di Pierino. Ed è questa, probabilmente, la più bella forma di immortalità concessa a un artista: continuare a parlare quando la voce non c’è più.