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Il calcio è una metafora della vita, ebbe a dire Jean-Paul Sartre. E tale massima sembra essere alla base de ‘Il Gioco Sacro’, interessante rappresentazione in forma di teatro-canzone (“Oratorio per voce sola e coro da stadio”, nella definizione dell’autore) ispirata al “Reportage sul Dio” di Pier Paolo Pasolini e manifestamente dedicata a tale grande intellettuale. È andata in scena ieri sera al Mulino Pacifico per ‘Obiettivo T’, rassegna della Solot Compagnia Stabile di Benevento.
“Atto d’amore per il calcio e la vita”, come nelle premesse, il lavoro si snoda in un concerto cui fa da sfondo un incessante profluvio di immagini che riportano a pellicole datate, a vecchi show televisivi, a storiche partite di calcio ma anche a manifestazioni di piazza.
Pasolini considerava il calcio come una sacra rappresentazione, un sorta di rito collettivo pagano ma autenticamente capace di coinvolgere sia gli officianti che i partecipanti con una intensità ormai non più presente nelle cerimoniale religiose. Allo stesso tempo ne coglieva un intrinseco linguaggio prosastico e/o poetico, secondo gli interpreti in campo, la loro fisicità e le relative caratteristiche di gioco.
Ma sopra ogni altra cosa Pasolini era un accanito praticante del pallone, coinvolto spesso in partite incessanti, e strenuo sostenitore del calcio amatoriale contro la mercificazione del settore, che con le consuete capacità di predizione egli già vedeva fagocitato dal mezzo televisivo.
Lo spettacolo si dipana tra vere e proprie canzoni ed interventi attoriali – contrassegnati da titoli di celebri opere pasoliniane, quali ‘Accattone’, ‘Porcile’, ’Teorema’, ‘Le ceneri di Gramsci’ e naturalmente un blues dei ‘Ragazzi di vita’ – molto efficacemente interpretati dall’attore e regista Riccardo Festa e dal bravo chitarrista Francesco Forni nelle abili sottolineature eseguite dal vivo, con suoni potenti e anche con l’ausilio di un armonizzatore vocale.
Nel racconto, il sogno di una ascesa sociale attraverso il calcio del giovane Juanito/Pasolini, proletario di borgata, si realizza; ma il sogno più intenso e disperato resta quello legato ad un amore liberamente vissuto.
Un coro collettivo, ad immagine di un coro da stadio, chiude lo spettacolo: “E così potremo tutti insieme giocare con lui”.