E’ un triste destino quello del calciatore, c’è poco da fare. Un giorno si è osannati, l’altro si viene offesi. E fin qui tutto nella norma. Qualche volta, però, si passa alle vie di fatto o almeno si prova e solo la prontezza di qualcuno fa in modo che ciò non accada.
E’ successo ieri alla fine di Taranto-Gladiator con la vittoria dei sammaritani e la promozione in D della formazione di Farina. Un ko che ha scatenato la rabbia dei ‘tifosi’ jonici che sono entrati in campo a caccia dei propri giocatori. E chi sta rischiando di pagare il prezzo della frustrazione è stato proprio il capitano, Loiodice, quello che ha rischiato di prendere uno schiaffo e un calcio, evitati solo per la prontezza di chi gli era di fianco che lo ha scortato velocemente verso gli spogliatoi.
Triste il destino del capitano, applaudito qualche settimana fa in casa al momento della sostituzione, osannato quando ha lasciato il campo ad Apice nella semifinale vittoriosa.
Applausi dai tifosi sanniti e mani stretta ai propri. Uno scenario completamente diverso rispetto a ieri quando quei battiti di mani si sono trasformati in proposta di schiaffoni.
Una lezione che dovrebbe partire proprio da Apice. Sarà che si tratta di una realtà piccola, che ha ottenuto un risultato ben oltre le più rosee previsioni, ma l’atteggiamento del popolo apicese dovrebbe essere preso da esempio per la civiltà con la quale è stata presa la sconfitta e accettato la festa degli ospiti in casa propria. Senza drammi ma con tanto orgoglio.
Ieri a Taranto è tornato quel calcio che sa di antico, di bianco e nero e di giustizia sommaria: quella che se vinci va tutto bene, se perdi, devi scappare negli spogliatoi.




















