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Giunto alla sua decima edizione il BCT ha accolto il pubblico in piazza Roma, dopo la serata inaugurale al Teatro Romano, con il pluripremiato regista, sceneggiatore e produttore Matteo Garrone. Una affascinante chiacchierata che ha portato gli appassionati di cinema  e non dietro le quinte di alcuni dei suoi film più importanti.

Tutto condito da aneddoti molto interessanti soprattutto dal punto di vista tecnico che hanno permesso di entrare nel suo mondo aiutando a capire ‘Il suo modo di sorprendere lo spettatore’, mantenendo però un occhio di riguardo per il suo ultimo film ‘Io capitano’ uscito nel 2023, vincitore di diversi premi e proiettato al termine dell’incontro.

Dramma

Un film nato per sensibilizzare le persone su un dramma al quale oramai la gente sembra essersi abituata, che porta migliaia di persone a morire ogni anno nelle nostre acque e durante il viaggio per arrivare al mare, nella speranza di vivere in un posto migliore da quello da cui si scappa.

Un regista profondamente interessato alle storie che ha raccontato che trattano spesso tematiche difficili e complesse. Un regista che si approccia alle storie e ai personaggi sempre con molta delicatezza, trattandole con grande rispetto e riguardo riuscendo così a non farle cadere mai nel banale e nell’ovvio.

‘Io capitano’ è arrivato per caso sotto forma di idea durante una visita in Sicilia ad un amico del regista che lavorava in un campo di accoglienza profughi ed ha impiegato circa otto anni per iniziare ad essere sviluppato proprio per il riguardo che Garrone aveva per questa storia.

Cassetto

Un film che Garrone ha chiuso in un cassetto per la paura di apparire ‘Il solito uomo bianco che sfrutta i problemi del popolo africano’, aspettando con pazienza che un collega delle terre interessate pensasse di scriverlo ma che, alla fine è arrivato a lui tramite gli attori che, escludendo i due ragazzi protagonisti, sono stati tutti realmente migranti e gli hanno parlato delle loro traversie toccandolo al punto di voler raccontare quella terribile esperienza che avevano vissuto.

Così, tutto ciò che si vede nel film è realtà, dall’infinita traversata del deserto senza nemmeno dell’acqua alle torture subite da chi si approfitta dei più deboli. Proprio per l’anima che potremmo definire divulgativa del film, il regista ha voluto coinvolgere attivamente tutti gli attori per far sì che la storia raccontata nella pellicola, pur essendo inventata, ricostruisse fedelmente questo terribile viaggio che i suoi protagonisti gli hanno raccontato, un viaggio che nasce per arrivare nel nostro lato di mondo che ai loro occhi appare migliore del loro.

Questo film racconta una verità che nemmeno chi parte conosce e che grazie a Cinemovel Foundation è potuto arrivare a molte persone che questo viaggio lo volevano intraprendere ma che, avendo avuto l’opportunità di vederlo hanno capito che non vale la pena di rischiare la propria vita perché non tutto quel che luccica è oro.

Emozione

Nel suo racconto, Matteo Garrone è apparso come un regista che sente profondamente le storie che gira, che empatizza con i suoi protagonisti al punto tale da avere difficoltà a parlare del suo film ‘Primo Amore’, una storia abbastanza disturbante che racconta l’amore tossico e le dipendenze affettive, ma che lo fa sempre e comunque attraverso scelte tecniche capaci di sottolineare perfettamente ogni istante della storia.

‘Io capitano’ è un film che merita i premi ricevuti, che ti lascia con il fiato mozzato per il dolore che provi nello scoprire una verità che non viene raccontata, che è cosi dolorosa che anche solo guardandola è come se ti colpisse realmente allo stomaco e come ha detto Garrone prima di andare via, “sarebbe stato bello parlare, dopo la visione del film, con alcuni ragazzi presenti nella piazza che quel viaggio lo hanno fatto, per capire ancora di più il loro punto di vista, quello di chi ha sofferto tanto e che vede negarsi da molti il diritto al reale racconto della loro la loro dolorosa storia”.

di Valentina Scognamiglio

Matteo Garrone, ospite del BCT 2026