Per anni Benevento è stata raccontata, e si è raccontata, come un’eccezione. Un luogo dove la politica, pur tra mille limiti, riusciva ancora a mantenere una parvenza di decoro. Un’isola felice, appunto. Ma quel racconto sull’isola felice ha cominciato a scricchiolare.
L’arresto di un dirigente del Comune di Benevento, fermato mentre riceveva una mazzetta da 4.000 euro a fronte di una richiesta complessiva di 70.000, è una crepa derivante da quello scricchiolio. Una crepa che non si può liquidare come un incidente isolato, perché arriva nel cuore dell’amministrazione, nel punto esatto in cui politica e macchina burocratica si incontrano.
Mentre emergono nuovi elementi e l’inchiesta si allarga, con perquisizioni nella Valle Vitulanese presso le abitazioni di persone vicine e riconducibili a Santamaria, il quadro assume contorni sempre più ampi e complessi.
Perché dovremmo pensare che non si tratti di un caso circoscritto? Gennaro Santamaria, super dirigente e responsabile di gabinetto, avrebbe agito da solo, senza che nulla trapelasse, senza che nessuno si accorgesse di nulla? Un uomo solo al comando, avrebbe intascato una mazzetta per un “affare urbanistico” non di sua competenza, senza che nessuun altro sia coinvolto? Ma davvero?
Perché subito dopo queste domanda, i fatti iniziano a pesare. E pesano molto. In una cassaforte, nascosta all’interno di un ufficio, sarebbero state rinvenute 30 buste per un totale di 157.400 euro. Buste da spedizione, con diciture che richiamano direttamente uffici e istituzioni: “Comune di Benevento – Assessorato al Personale”, “Camera dei Deputati”, “Città di Benevento – Vice Presidente del Consiglio”, “Comune di Benevento – Palazzo Mosti”.
Non denaro nascosto alla rinfusa. Ma suddiviso, etichettato, organizzato. E non finisce qui. Addosso, nella tasca dei pantaloni, sarebbe stato trovato anche un foglio: una tabella, undici righe per undici colonne, con indicazioni su pratiche lavorative, protocolli, stati di avanzamento, note. Una sorta di schema operativo. Un promemoria. Quasi un tariffario implicito di cosa fare, quando farlo, e – soprattutto – a fronte di cosa.
E allora il punto cambia. Perché qui non siamo davanti a una leggerezza, a un errore, a una deviazione improvvisa. Qui emerge qualcosa che assomiglia a un sistema che potrebbe essere consolidato. Un meccanismo ordinato, ripetuto, costruito nel tempo. Un metodo.
Santamaria non era un dirigente qualunque, era il dirigente. Più volte finito sotto la lente d’ingrandimento. Più volte finito nel mirino delle opposizioni. Dalla nomina all’Ambito B1 fino alla questione del Servizio Civile revocato. E se davvero “passava tutto per le sue mani”, allora la domanda non è più se fosse solo, ma quanto fosse possibile esserlo davvero.
La politica, quando vuole, vede tutto. Controlla, verifica, interviene. Quando non vede, il sospetto è che abbia scelto di non guardare. Le mazzette non sono solo soldi. Sono un linguaggio. Sono il segnale di un sistema che scambia il pubblico con il privato, il ruolo con il favore, la funzione con l’interesse.
E allora basta raccontarsela. Benevento non è immune. Non è diversa. Non è più quell’isola felice. E da oggi non si può più far finta di niente.




















