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Gentile direttore, leggo con sorpresa l’articolo pubblicato da Anteprima24 dal titolo “Miasmi e inquinamento, Mastella dà la colpa alla Regione: ma in Regione governa suo figlio” e ritengo doveroso ristabilire la verità dei fatti e sottolineare alcuni punti essenziali, perché su una vicenda tanto complessa non possono prevalere le semplificazioni o, peggio ancora, la strumentalizzazione mediatica.

Anzitutto va chiarito un principio fondamentale: il Comune di Benevento ha fatto tutto ciò che rientra nelle proprie possibilità. Un’Amministrazione comunale non può sostituirsi agli organi di controllo, agli enti competenti o alla magistratura, né può esercitare poteri che la legge non le attribuisce. Pretendere il contrario significa ignorare il funzionamento delle istituzioni.

Allo stesso modo, per quanto mi riguarda, da consigliere regionale non sono rimasto a guardare. Fin dal manifestarsi delle criticità ho attivato tutte le procedure del caso, contattando i funzionari competenti, inviando note e segnalazioni agli enti preposti e seguendo personalmente l’evoluzione della vicenda. Ho scelto, però, di non trasformare queste iniziative in una passerella mediatica perché, quando è al lavoro la Procura, il senso delle istituzioni impone prudenza e rispetto. Prima si accertano i fatti, poi si traggono le conclusioni. 

Adoperare la proprietà transitiva per tentare di addossare colpe è davvero allucinante: siccome il Sindaco ha dichiarato che la competenza sui fiumi è della Regione Campania (e quindi non ha riversato colpe sulla Regione Campania, come invece si lascia intendere), le responsabilità sono anche del figlio che siede in Consiglio regionale. Un messaggio distorto e pericoloso che rischia di produrre conseguenze, perché in un momento così delicato, la percezione collettiva è condizionata dalla sensazione di impotenza rispetto ad un problema che non accenna a risolversi e del quale si ignorano cause e potenziali effetti nocivi. La gente è giustamente arrabbiata e cerca risposte. Gettare benzina sul fuoco in modo gratuito, esacerbare il dibattito lasciandosi andare a facili allusioni rischia di provocare reazioni inappropriate. 

Per questo respingo con forza ogni tentativo di attribuire responsabilità al Comune di Benevento, alla Regione Campania o a chi, come me, in qualità di consigliere regionale si è attivato sin dal primo momento. Ad oggi nessuno può affermare con certezza quale sia l’origine degli sversamenti e dei conseguenti miasmi. Nessuno può dire se vi siano stati scarichi abusivi, se le criticità siano riconducibili al depuratore ASI oppure ad altre situazioni isolate. Saranno gli organi competenti e la Procura ad accertare i fatti.

Ciò che invece appare evidente è che qualcuno preferisce individuare un bersaglio politico piuttosto che attendere l’esito delle verifiche. Prima ancora che la magistratura accerti i fatti, è già scattato il processo mediatico e sui social. È ormai lo sport più praticato: dare addosso agli altri anziché contribuire ad accertare la verità.

Sono stato il primo, in assoluto, a raccogliere il grido d’allarme delle comunità di Pietrelcina, Pesco Sannita e delle contrade a nord di Benevento sulla questione delle emissioni maleodoranti e degli olezzi provenienti dall’area del biodigestore di contrada San Domenico. Sono stato il primo a denunciare pubblicamente quella situazione, dando voce alle preoccupazioni dei cittadini quando altri non si erano neppure accorti del problema.

Così come è altrettanto doveroso ricordare che Clemente Mastella è stato il primo sindaco ad affrontare con serietà una questione storica come quella del depuratore cittadino. Benevento è una delle poche città italiane ancora sprovviste di un proprio impianto di depurazione, una carenza che si trascina da decenni e che certamente non nasce con questa amministrazione. Grazie al lavoro svolto in questi anni, l’iter è finalmente arrivato alla fase della realizzazione dell’opera. Inoltre, è stata avviata la progettazione del raccordo fognario, un’infrastruttura strategica che rappresenta un tassello fondamentale per superare criticità storiche del territorio.

Ho a cuore, come ogni singolo membro di questa comunità, la tutela del fiume Calore, dell’ambiente, della fauna ittica e della salubrità della nostra città. La moria dei pesci e vedere il fiume in queste condizioni provoca amarezza anche in me. Non vivo questa vicenda da osservatore esterno: abito a meno di cento metri dal fiume Calore e sono direttamente interessato dall’aria irrespirabile che tanti cittadini sono costretti a sopportare. Comprendo quindi perfettamente la preoccupazione e il disagio della popolazione, proprio perché li vivo sulla mia pelle.

Per questo continuerò a fare la mia parte con determinazione, presa di coscienza e senza alimentare polemiche inutili. Su temi che riguardano l’ambiente e la salute pubblica servono responsabilità, collaborazione istituzionale e rispetto del lavoro degli inquirenti. Le colpe saranno individuate da chi ne ha titolo. Fino ad allora, alimentare processi sommari o tentare di accusare chi ha operato nel pieno rispetto delle proprie competenze non aiuta a risolvere il problema, ma contribuisce soltanto a inquinare il dibattito pubblico.

La politica dovrebbe avere il coraggio di aspettare la verità, non di costruire verità di comodo.

Pellegrino Mastella

Miasmi e inquinamento, Mastella dà la colpa alla Regione: ma in Regione governa suo figlio