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Il minimo sforzo, le distanze conservate, una giornata in meno e la serie B che si avvicina a grandi passi. Togliendo tutte le scaramanzie di mezzo, tra il Benevento e la cadetteria è solo questione di tempo. Il discorso si potrebbe chiudere, volendo, già alla prossima in caso di successo della strega a Monopoli e contemporanea caduta del Catania in casa col Casarano.

Il divario salirebbe a 15 punti con cinque gare da giocare. La squadra di Toscano potrebbe solo appaiare il Benevento in vetta ma sarebbe mantenuta in vita esclusivamente dalla differenza reti che è un fattore non predicibile, fermo restando che i sanniti possono contare su un +16. Insomma tutto tremendamente complicato per i siciliani.

Intanto la formazione di Floro Flores un primo verdetto lo ha avuto. Nella peggiore delle ipotesi non può scendere al di sotto della seconda piazza, non può essere più raggiunta dalla Salernitana.

Tutto questo preambolo per dire, insomma, che manca tanto così al ritorno in Serie B e i numeri lo certificano così come gli stessi certificano che si fa una fatica a riempire lo stadio nonostante tutto. Ma non bisogna guardare alla voce abbonati, gli oltre 5mila rappresentano una quota fissa in termini economici (poi si viene o no alla stadio, quella cifra viene incassata comunque). Bisogna guardare alla voce paganti, quella quota variabile di persone che, di gara in gara, vanno al botteghino, online o nelle rivendite e prendono fisicamente il tagliando.

Ecco. Quella quota, per una formazione prima da tempo, protagonista di una meravigliosa cavalcata, resta inspiegabilmente bassa. Al netto degli oltre 4mila della sfida contro gli etnei, nella gara di ieri col Foggia ne sono stati persi circa 3mila paganti.

Allora, che sia chiaro, il bacino è quello: in occasione della gara col Catania della prima promozione in B, gli spettatori erano 8mila e gli abbonati di quella stagione 1665 con una strada che si stava spianando ma l’obiettivo non era certo vicino, il Lecce era ancora vivo. Ma in quell’occasione i paganti furono oltre 6mila.

Stavolta è diverso ed è immotivato: il divario si allarga, la B si avvicina, le giornate diminuiscono e con esse anche il numero di spettatori perdendone 3mila rispetto alla precedente.

Eppure era domenica, l’orario era buono, non c’erano incroci interessanti in Serie A e manco il Gran Premio: inspiegabile insomma.

Sempre meno paganti nonostante tutto per poi far partire le battaglie sui social e di fronte ai botteghini per la mancanza dei biglietti quando si giocherà l’ultima di campionato. Il momento in cui tutti si sentiranno tifosi, tutti vorranno festeggiare e tutti vorranno salire su un carro che, fino a quel momento è stato riempito dai soliti volti. Lì tutti si sentiranno in diritto di volerci essere. Investire per una realtà nella quale la vittoria fa rima con diminuzione di pubblico farebbe perdere la voglia anche al più inguaribile dei presidenti alla Vigorito.

D’altronde resta un grande mistero come i soliti 6mila allo stadio di tutta la stagione si trasformino nei 20mila in strada durante la sfilata.