Non è solo un cantiere in ritardo. È l’ennesimo ‘mamozio’ che rischia di costare caro ai cittadini a causa di un cortocircuito amministrativo. Nel 2016 il Comune inserisce Piazza Risorgimento nel piano finanziato con fondi statali. Project financing da 9,5 milioni: 7 pubblici, 2,5 del privato. Un equilibrio già fragile.
Il progetto (redatto da Antonio Iadicicco prima di diventare dirigente comunale) prevede pedonalizzazione totale della piazza, nuova pavimentazione, porticati su due lati, un edificio di tre piani destinato a servizi e residenze e due livelli interrati per il parcheggio sull’area dell’ex terminal. Un intervento radicale. Impattante.
Le critiche arrivano quasi subito. Si parla di errori macroscopici. Di piani interrati difficilmente realizzabili per la presenza della galleria ferroviaria sottostante. Di un terminal da non spostare, perché ogni mattina quell’area serve circa 2.000 pendolari diretti nella zona alta della città. Questioni tecniche, ma anche di buon senso.
Poi arriva il punto dirimente. Nel 2021 l’ANAC, dopo l’esposto dell’associazione AltraBenevento, certifica che il project financing non rispetta le proporzioni di legge: nel partenariato il privato deve investire almeno il 51%. Qui accade il contrario. La parte pubblica pesa di più. Un errore strutturale. Non un dettaglio.
Il soggetto promotore è Lumode, azienda di Gricignano d’Aversa. Non esattamente un paese a caso. Una società casertana che si ritrova al centro di uno dei dossier urbanistici più delicati di Benevento. Tutto formalmente legittimo. Ma politicamente pesante.
Quando l’impianto salta, il Comune tenta la correzione. Ma per far quadrare i conti servirebbe stravolgere il progetto o rinunciare a milioni di euro statali. Lumode non accetta di uscire senza compensazioni. E cita il Comune in giudizio, chiedendo spese e mancato utile.
La prossima udienza è fissata per luglio. E il rischio è concreto: una transazione.
Significa una cosa sola. Se si chiude con un accordo tra le parti (ipotesi molto probabile), il risarcimento verrà pagato dal bilancio comunale. Quindi dai cittadini.
Nel frattempo la piazza resta un cantiere che si trascina tra proroghe e varianti. L’area ex terminal è sospesa. I pendolari si arrangiano. La riqualificazione promessa si è trasformata in un contenzioso milionario.
E alla fine la domanda è brutale: chi risponde di un project financing approvato senza rispettare le proporzioni di legge?
Per ora, a rispondere rischiano di essere solo i cittadini contribuenti che, per colpa di scelte amministrative discutibili, potrebbero ritrovarsi a pagare l’ennesimo conto salato. L’ennesimo contenzioso. O addirittura, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero ritrovarsi di fronte all’ennesimo ‘mamozio’ abbandonato, come per Piazza Duomo ed il Malies.




















