E’ un lavoro certosino quello del Carabinieri del Nas che si sono concentrati, nell’ultimo periodo, su alcune attività della Campania e del Sannio in particolare. Lavoro di routine e per certi versi anche giusto: sul cibo bisogna avere attenzione alta e chi produce questo tipo di materie deve avere tutto a posto. Si tratta di salute.
Ma, come detto, si tratta di routine e spesso non si ha contezza di quali siano le misure da adottare e perchè arrivano le chiusure per i locali.
Si va dalle condizioni più estreme a quelle di facile risoluzione: alimenti scaduti o mal conservati (Cessione o esposizione per la vendita di prodotti oltre la data di scadenza (sanzione fino a €40.000)), carenze igienico-sanitarie (presenza di sporcizia, insetti o infestanti nei locali, specialmente in cucina), mancata tracciabilità (Cibo privo di etichette o documenti che ne attestino l’origine) e Violazioni HACCP (Mancata o non corretta applicazione delle procedure di autocontrollo, con sanzioni da €1.000 a €6.000). A queste si aggiungono anche le strutture non idonee e anche la formazione del personale.
Insomma basta anche una mancata attestazione di formazione del lavoratore per poter cadere nella sanzione.
Ciò che non va bene, però, è la campagna diffamatoria che è stata messa in piedi nei confronti di una di queste attività che poco tempo fa, a Benevento, ha dovuto subire la chiusura per venti giorni. Un’attività storica (della quale non si fa il nome, come correttamente evitano giornali e forze dell’ordine che provano ad evitare che scattino campagne di odio che fanno più danni della grandine) che è stata associata a un video che ha cominciato a girare in rete: video non veritiero perchè, le immagini dei piccioni presenti all’interno del forno erano di Milano, con una voce robotica e un tg nazionale di sottofondo. Insomma un abbaglio che, però, qualcuno ha prontamente ricondotto a Benevento e questo è un danno di immagine per tutta la selva di considerazioni associate.
Eh sì perchè in tanti, dopo aver visto quel video o fermo immagine, si sono subito allarmate annunciando di non voler più mettere piede in questo forno storico che, per altro, ha avuto un problema ben diverso che non i volatili all’interno. Lì si è trattato di tracciabilità che, per carità, è importantissimo rispettare.
L’assenza di un bollino sul pane o la mancanza dell’imballaggio sono cose che non dovrebbero capitare, vanno sanzionate, ma possono succedere. Ciò che non può succedere è quella campagna denigratoria nei confronti di un’azienda fatta da lavoratori, che ci perde stando ferma una ventina di giorni e che ha dato da mangiare per anni, nel vero senso della parola. Questo astio proprio non ci sta, è del tutto ingeneroso e immotivato nei confronti di chi si è messo immediatamente in moto per risolvere queste criticità.
Il bel gesto sarebbe ritornare immediatamente e dare supporto ma non serve essere ipocriti, c’è bisogno che queste aziende facciano più attenzione. Sull’astio, invece, c’è poco da dire: c’è chi ha piacere a distruggere ogni cosa per il solo piacere di farlo. E anche questo per molti è il pane quotidiano.




















