Marco Petito le sa tutte, seppur giovane è un grande appassionato del Festival di Sanremo. Ne conosce tutti i vincitori a memoria (leggi qui) e, negli anni, si è anche appassionato alla qualità della proposta musicale, lasciando feedback sulle esibizioni di tutti i 30 (più i 4 della categoria nuove proposte) cantanti impegnati in questi giorni a Sanremo:
ARISA-MAGICA FAVOLA
Un brano dalla purezza cristallina che esalta appieno una vocalità limpida e senza sbavature. Tuttavia, l’atmosfera da ‘favola magica’ finisce per trasportarci fin troppo in un classico Disney — una sorta di Sirenetta moderna che, pur incantando, pecca di originalità. Ci si aspettava un guizzo di personalità in più per uscire dai binari del già visto.
SAL DA VINCI- PER SEMPRE SI
Finalmente una scossa. Sal Da Vinci punta tutto sul ritmo con un pezzo travolgente che scuote il teatro dal torpore delle canzoni tristi. È una hit pensata per la gente, nata per diventare il tormentone radiofonico dei prossimi mesi. Pur strizzando l’occhio ai grandi eventi di piazza, la sua forza è innegabile. Non sottovalutatelo per il podio: il voto popolare potrebbe riservare grandi sorprese.
ERMAL META- STELLA STELLINA
Testo importante, forse il più bello, ma la confezione musicale non convince. La canzone ha bisogno di più ascolti, non rapisce al primo impatto; e per brani del genere, se non scatta subito la scintilla, è difficile che vengano capiti in seguito. Si candida a essere la ‘quota Cristicchi’ di quest’anno, ma senza quella forza originale necessaria per restare. Ho i miei dubbi che riesca a resistere nel tempo.
RAF- ORA E PER SEMPRE
Prendete due o tre successi storici di Raf, shakerateli per bene ed ecco servita Ora e per sempre. L’artista sembra aver avuto la strana lucidità di copiarsi da solo, confezionando un brano che suona già vecchio al primo accordo. Un’operazione nostalgica ma anemica, che manca di quella freschezza necessaria per restare impressa.
ELETTRA LAMBORGHINI- VOILA’
Elettra arriva tra piume, lustrini e ventagli, ma la magia si ferma all’apparenza. Quel ‘viva viva viva la Carrà’ è già pronto a tartassarci per i prossimi mesi, ma il problema di fondo resta l’interpretazione: un pezzo nato per esplodere viene letteralmente appiattito da una voce monocorde. Ci si aspettava il fuoco, invece Elettra si limita al ‘compitino’ senza metterci un briciolo di grinta. Sarà sicuramente tra i brani più ascoltati in radio, ma resta l’amaro in bocca per una performance decisamente fiacca.
PATTY PRAVO- OPERA
La ragazza del Piper torna all’Ariston con un brano di un’eleganza unica, cucito su misura per la sua aura leggendaria. L’interpretazione è magistrale, da vera diva, ma il pezzo trasuda un’estetica decisamente polverosa. È una ballad che avrebbe brillato vent’anni fa; oggi, purtroppo, sa di ‘già sentito’. Sebbene la classe di Patty Pravo sia intramontabile, la musica è corsa avanti, lasciandola ancorata a un passato che rischia di non comunicare più con il presente.
J-AX- ITALIA STARTER PACK
Mossa inaspettata per J-Ax che abbraccia sonorità country, dimostrando che rischiare premia ancora. Italia Starter Pack non è solo un brano estremamente orecchiabile, ma un vero e proprio manifesto di denuncia sociale confezionato con intelligenza. Un gioiellino pop-country che cattura l’attenzione fin dalle prime note. Sarà senza dubbio uno dei brani più forti di questo Festival.
DITONELLAPIAGA- CHE FASTIDIO!
Si vedeva che c’era della stoffa, ma Ditonellapiaga è andata oltre: si è letteralmente mangiata il palco. La sua canzone è ‘fastidiosa’ nel senso più geniale del termine: entra in circolo e crea un loop infernale nella testa dal quale non vuoi uscire. Presenza scenica da invidia per un pezzo veloce e ritmico che si candida a essere il successo commerciale più grande dell’edizione. Se tra dieci anni mi chiederanno di Sanremo 2026, il primo nome che farò sarà il suo.
TOMMASO PARADISO- I ROMANTICI
Coerente, solido, impeccabile: Tommaso Paradiso si conferma una garanzia. Mentre gli altri cercano di stupire con effetti speciali, lui punta sulla qualità del live e su un pezzo cucito addosso alla sua identità. Non è una mancanza di coraggio, è consapevolezza dei propri mezzi. Ha fatto centro con una canzone che profuma di podio.
LUCHE’-LABIRINTO
Testo bello e contemporaneo, ma il debutto di Luchè resta a metà strada. Se sulle piattaforme il brano funziona e trasmette qualcosa, il palco dell’Ariston lo ha tradito: una performance live sottotono e con problemi di dizione che ha reso il pezzo quasi indecifrabile. È un ‘labirinto’ sonoro interessante ma che dal vivo si è perso. Peccato, perché la stoffa c’è, ma Sanremo non perdona una serata storta.
SERENA BRANCALE- QUI CON ME
Siamo abituati a una Brancale pop che ci fa ballare, e trovarla in una ballad così intensa inizialmente disorienta. Eppure, in questa dedica alla madre, la Brancale sprigiona una tecnica e un’emozione che tolgono il fiato. Sul palco dell’Ariston mette a nudo una parte di sé inedita, dimostrando una versatilità straordinaria nel passare dal tormentone all’intimità più profonda. Una delle proposte più interessanti del Festival: una prova di maturità che punta altissimo. Chapeau.
DARGEN D’AMICO- AI AI
Con Ai Ai, Dargen D’Amico colpisce ancora: un pezzo che affronta il tema attualissimo del digitale senza mai perdere l’orecchiabilità. È la sua firma tipica: creare tormentoni che ti costringono a pensare. Tra riflessioni sui social e l’ombra dell’IA, Dargen si muove con la solita disinvoltura, dimostrando che si può fare critica sociale pur confezionando una hit che non riesci a smettere di canticchiare.
LDA- AKA7EVEN- POESIE CLANDESTINE
Un mix esplosivo di Napoli e vibrazioni latine: il piatto è servito. LDA e Aka7even uniscono le forze e fanno centro, portando sul palco un mondo leggero, folcloristico e travolgente. Cantano i loro anni con una spontaneità che conquista un pubblico trasversale, non solo i giovanissimi. Un duo che funziona a meraviglia per incastro e sintonia: dove non arriva uno, ci pensa l’altro.
LEVANTE- SEI TU
Canzone d’amore intensa, ma decisamente complicata. Il problema è che non ha una via di mezzo: o ti entra dentro o ti lascia indifferente. È un pezzo così sofisticato che fatica a bucare lo schermo e ad arrivare al grande pubblico allo stesso modo. Quando una canzone diventa troppo di nicchia per un palco come l’Ariston, il rischio è che resti un bellissimo esercizio di stile che però non scalda il cuore di tutti. Un vero peccato.
BAMBOLE DI PEZZA- RESTA CON ME
Energia rock e anima pop: il debutto di questa band femminile è una delle sorprese più interessanti. Non è un pezzo estremo, ma una via di mezzo armoniosa che conquista piano piano. Anche se manca forse quel pizzico di cattiveria in più che le avrebbe rese memorabili, come prima volta all’Ariston è un risultato decisamente positivo.
FEDEZ-MASINI- MALE NECESSARIO
Dopo l’esperimento dello scorso anno, Masini e Fedez tornano all’Ariston con un brano complesso che, sorprendentemente, rapisce già dal primo ascolto. Il duo funziona, ma è innegabile che la struttura poggi sulle spalle di Masini: se dovessimo fare una percentuale, Masini si prende il 70% della scena lasciando a Fedez un ruolo più di contorno. È una canzone che punta senza dubbio in alto, ma per quanto mi riguarda la vedo più da ‘Top 5’ che da podio.
EDDIE BROCK- AVVOLTOI
Niente di nuovo sotto il sole dell’Ariston. Portare una ‘copia’ del proprio successo passato è una scelta pigra che non paga. Il brano scorre senza lasciare traccia, vittima del confronto con l’originale. Il rischio che rimanga una parentesi vuota è altissimo: a Sanremo serve coraggio, non il riciclo.
SAYF- TU MI PIACI TANTO
Tu mi piaci tanto’ è la ventata di freschezza di questo Sanremo. Un debutto fatto con gentilezza, dove la canzone riesce a rimanere impressa fin dal primo ascolto grazie al suo spirito solare. Non cerca l’effetto speciale a tutti i costi, ma convince proprio per la sua semplicità. Un pezzo che non esplode ma che ‘cammina’ bene, dimostrando che il rispetto per il palco paga sempre.
NAYT- PRIMA CHE
Nayt fa il suo e lo fa benissimo. In un genere dove spesso si biascica, lui rappa in modo impeccabile nonostante la densità delle parole. È una canzone che cresce con il tempo: più la senti, più ti entra dentro e diventa orecchiabile. Non ha cercato la scorciatoia ma ha portato sostanza. Tenetelo d’occhio, perché ha tutte le carte in regola per essere la sorpresa del Festival.
SAMURAI JAY- OSSESSIONE
Tormentone assicurato e ritmo caliente. Lui si sente a casa su quel palco e lo dimostra tenendo testa alla serata con una grinta pazzesca. ‘Ossessione’ è una canzone frizzante che funziona al primo ascolto e non ti molla più. Un pezzo ben confezionato che conferma il suo talento nel creare hit.
FULMINACCI- STUPIDA SFORTUNA
Fulminacci firma una delle perle di questo Festival. Senza manie di protagonismo, sale sul palco e ci regala ‘Stupida sfortuna’, un brano che ti si incolla addosso e non ti molla più. È quella canzone che, mentre fai altro, ti parte in loop nel cervello: ti ritrovi a canticchiare ‘stupida stupida stupida sfortuna…’ quasi senza accorgertene. Un pezzo semplice, senza fronzoli, che riesce a stupire proprio grazie alla sua disarmante autenticità.
MALIKA AYANE- ANIMALI NOTTURNI
Animali notturni è un brano dal sound avvolgente che ti trascina in un balletto soffuso e ipnotico. È la classica canzone da ascoltare al tramonto, con un calice di prosecco e del buon finger food tra le mani. Malika fa centro restando fedele a se stessa: stilosa, chic e profondamente di classe. Con questa leggerezza ricercata ha centrato in pieno il bersaglio, regalandoci un pezzo che accarezza l’ascolto.
CHIELLO- TI PENSO SEMPRE
Un brano che ancora oggi fatico a decifrare, sospeso in un limbo di incertezza. Il problema principale è che, su un palco come quello dell’Ariston, la canzone risulta incompleta: manca quel guizzo di coinvolgimento necessario per attirare l’attenzione. Si ha l’impressione di un’esibizione autoreferenziale, della serie ‘me la canto e me la suono da solo’, che finisce per lasciare il pubblico spettatore passivo invece di trascinarlo.
TREDICI PIETRO- UOMO CHE CADE
Un brano niente male che vive di un crescendo: man mano che ci si avvicina al ritornello, la canzone prende forma e inizia a parlare chiaro. Tra fragilità dichiarate e ostacoli quotidiani, Tredici Pietro mette in campo tutta la sua grinta per dar voce a questo concetto. La melodia incalzante fa il resto, sostenendo un testo che non ha paura di mettersi a nudo. Una prova di maturità convincente.
MICHELE BRAVI- PRIMA O POI
Un ritorno sottotono per Michele Bravi. La canzone è lenta, lineare, priva di picchi dinamici. C’è quell’illusione che stia per succedere qualcosa, un’esplosione emotiva che però non arriva mai. Mi aspettavo un pezzo ‘alla Bravi’ ma con una forza d’urto diversa; invece, il risultato è un brano che non decolla. Con una voce così è un’occasione sprecata: a Sanremo la canzone è tutto, e questa purtroppo non rende giustizia al suo potenziale.
MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE- LA FELICITà E BASTA
Una coppia bizzarra ma irresistibile: Maria Antonietta e Colombre sembrano cantare scendendo direttamente dalle nuvole. La loro canzone è un concentrato di positività e leggerezza che arriva dritta al pubblico, grazie a un’interpretazione carica di grazia e generosità. Senza cercare acuti impossibili, ma puntando su una ‘vocina’ sottile e simpatica, hanno dimostrato che si può conquistare l’Ariston con il minimo sforzo e la massima resa. Un debutto più che sufficiente: freschi, autentici e solari.
LEO GASSMAN- NATURALE
Un pezzo che definirei ‘usa e getta’. La sua natura così sintentica è un’arma a doppio taglio: ti cattura subito, ma non ha sostanza per restare. Nonostante il tentativo di aggiungere sfumature. La sequenza è spietata: al primo ascolto ti piace, al secondo ti stanca, al terzo ti distrai completamente. Non basta essere ‘naturali’ per essere memorabili.
FRANCESCO RENGA- IL MEGLIO DI ME
Dopo le ultime partecipazioni sottotono che avevano lasciato l’amaro in bocca, Francesco Renga torna all’Ariston con un brano finalmente all’altezza del suo nome. Non si risparmia: mette in campo tutta la potenza della sua voce e canta se stesso con una verità che convince. Anche se il pezzo non insegue le mode del momento e non è esattamente ‘a passo con i tempi’, è proprio questa sua natura classica a renderlo solido e autentico. Un ritorno alle origini che sa di riscatto.
MARA SATTEI- LE COSE CHE NON SAI DI ME
Questa canzone è un grigio che non lascia traccia. La vocalità è troppo debole e instabile, priva della forza necessaria per sorreggere un brano così impegantivo. La struttura confusa non aiuta a trasmettere il significato del testo, lasciando l’ascoltatore smarrito e poco coinvolto. Un ritorno che purtroppo non convince sotto nessun aspetto.
ENRICO NIGIOTTI- OGNI VOLTA CHE NON SO VOLARE
Da un cantautore dello spessore di Nigiotti le aspettative sono sempre altissime. Il testo è di pregevole fattura e invita a una riflessione profonda, ma il brano sembra mancare di quell’incisività necessaria per restare impresso nella memoria collettiva. È una bella canzone d’autore, classica e solida, che però rischia di faticare nel confronto con il pubblico spietato delle piattaforme streaming. Un pezzo di sostanza che purtroppo non ha il ‘gancio’ per diventare una canzone memorabile.
NUOVE PROPOSTE
NICOLò FILIPPUCCI- LAGUNA
Dopo mesi di selezioni durissime, conquista meritatamente il pass per l’Ariston con una delle proposte più belle di questa edizione. ‘Laguna’ è un brano che mette in risalto ogni sfumatura della sua voce, posizionandosi come la canzone perfetta per la sezione Nuove Proposte. Un piccolo gioiello di scrittura e interpretazione che permette a questo giovane talento di sbocciare definitivamente davanti al grande pubblico. Una scommessa vinta su tutti i fronti.
ANGELICA BOVE-MATTONE
Con ‘Mattone’, Angelica Bove firma il momento più alto tra i giovani. Un pezzo poetico, interpretato con una sensibilità rara che ti entra dentro. È evidente che questa sia una canzone da Big per distacco: vederla tra le nuove proposte quasi dispiace, considerando che supera per qualità molti nomi noti in gara. Angelica non sta solo gareggiando, sta dimostrando di essere già una piccola stella. Il futuro è suo.
BLIND, EL MA, SONIKO- NEI MIEI DM
Trio spumeggiante e pezzo ‘acchiappalike’: una formula perfetta per i social. La loro è una canzoncina orecchiabile che fa il suo dovere tra le Nuove Proposte senza troppe pretese. Un debutto dignitoso che punta tutto sulla simpatia e sul ritmo. Resta da capire se sapranno costruirsi un futuro nel panorama italiano o se resteranno una meteora da TikTok. Buona la prima, ma aspettiamo il seguito.
MAZZARIELLO- MANIFESTAZIONE D’AMORE
Probabilmente la proposta più debole tra i giovani: un brano che sa di già sentito e che sembra la copia sbiadita di artisti già affermati. Non aggiunge nulla di nuovo al panorama del Festival; è una canzoncina dal ritmo carino, ma totalmente priva di quel quid necessario per catturare l’attenzione. È il classico pezzo che senti di sfuggita in radio senza mai avvertire il bisogno di soffermarti ad ascoltare davvero.



















