“Non trovo le parole per commentare questa strage. È tutto così inaccettabile”. Al telefono la voce rotta della signora Palmina, sospesa tra rabbia e commozione, racconta più di qualsiasi immagine vista al telegiornale o sui social la tragedia della notte di Capodanno a Crans-Montana.
Originaria di Bagnara, Palmina ha vissuto quarant’anni in Svizzera. È rientrata in Italia, a Montorsi (frazione di Sant’Angelo a Cupolo), sei anni fa insieme al marito, una volta raggiunta la pensione. “Ho tanti parenti in Svizzera, i miei cognati vivono lì. E io ho lavorato anche a Crans-Montana per molto tempo”. Un legame profondo con quella terra, fatto di sacrifici e quotidianità, che oggi si intreccia con una delle pagine più drammatiche degli ultimi mesi.
Quella sera nel locale ‘Le Constellation’ c’erano anche i suoi nipoti. Gabriel, 18 anni, è rimasto lievemente ustionato alle mani e alle braccia nel tentativo riuscito di salvare la fidanzata. “Erano andati alla festa insieme. Lui è riuscito a uscire subito, ma non vedendo uscire la fidanzata è rientrato per tirarla fuori”. La ragazza ha riportato ustioni lievemente maggiori, ma entrambi, fortunatamente, stanno bene. Altri due nipoti presenti alla festa avevano lasciato il locale poco prima, disturbati dalla troppa confusione.
C’era anche Emily, 19 anni, “nipote di mia nuora, rimasta ustionata sul 30% del corpo, dalla testa ai piedi nella parte posteriore”, è ricoverata in ospedale dove lotta tra interventi chirurgici e cure continue. ”È stata operata più volte” racconta Palmina con rabbia. “La figlia della vicina di casa dei miei parenti è morta intossicata; la nipote di una collega di lavoro, ha perso la vita bruciata dalle fiamme. Giovani vite spezzate, famiglie distrutte – dice -. È una piccola città, ci conosciamo tutti. In quel bar ci sono stata in passato – ricorda Palmina -. Conoscevo i vecchi proprietari, avevamo lavorato insieme in un altro ristorante”. Un luogo ‘familiare’, diventato improvvisamente simbolo di tragedia.
“La Svizzera è un Paese molto severo, rigido. Con mio marito abbiamo vissuto lì tanti anni e conosciamo le regole dure che ci sono e non ce lo saremmo mai aspettati. Ci vergogniamo di quanto successo”. 
Da questo dolore personale è nata una necessità, “quella di non restare in silenzio. Mi sono sentita in dovere di esprimere questa vicinanza. Mi è venuto dal cuore”. Così Palmina ha proposto un momento di raccoglimento, subito accolto dall’Amministrazione comunale di Sant’Angelo a Cupolo.
Ieri pomeriggio, presso la Chiesa Parrocchiale di Montorsi, si è tenuta la Santa Messa, officiata da don Eugenio Kouassi, e seguire una fiaccolata silenziosa, sentita, che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini. “È stato commovente riunirci insieme – dice Palmina, ringraziando il parroco e il sindaco Alessandro De Pierro – un pensiero va alle vittime, ai feriti, a chi sta soffrendo negli ospedali e a chi porterà per sempre negli occhi il ricordo degli amici scomparsi e di quella tragica notte”.
“Quanto accaduto la sera di Capodanno a Crans Montana ha segnato profondamente i cuori di tutti noi – ha dichiarato De Pierro -. Tanti i giovani la cui vita è stata tragicamente spezzata da un destino crudele, e tanti altri che, ancora oggi, lottano tra la vita e la morte, e che avranno la vita segnata da questa tragedia. Ringrazio don Eugenio, la signora Palmina e la comunità di Montorsi per aver partecipato a questo momento di preghiera e di fede”.




















