Nel programma di approfondimento ‘10 minuti‘ di Nicola Porro, il tema del divario sanitario tra Nord e Sud è tornato con forza sotto i riflettori dell’opinione pubblica. A innescare il confronto sono i recenti dati dell’Agenas, che fotografano un’Italia spaccata in due. Solo quindici ospedali su 1.117 strutture sanitarie esaminate, infatti, raggiungono performance elevate in almeno sette delle otto aree cliniche analizzate. Dieci di questi si trovano al Nord, uno soltanto in Campania.
Una forbice che riaccende il dibattito sulla qualità dell’assistenza clinica nelle diverse regioni. L’indicatore forse più emblematico riguarda la tempestività degli interventi per il tumore al polmone. All’ospedale ‘San Gerardo’ di Monza il 93% dei pazienti viene operato entro 30 giorni dalla data di prenotazione. Presso l’azienda ospedaliera ‘San Pio‘ di Benevento, invece, la percentuale precipita all’1,3%. Una differenza abissale, che Porro ha portato al centro della discussione con Luca Zaia, già governatore del Veneto e oggi consigliere regionale, e Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia.
“Servono cultura dell’organizzazione, compiti chiari per le strutture, monitoraggi continui. Non è corretto dire che al Nord tutto funziona e al Sud nulla: la qualità è distribuita a macchia di leopardo, con eccellenze e criticità in entrambe le aree del Paese – spiega Bertolaso a Rete 4 -. La questione ruota attorno al fattore umano, cioè alle scelte dei vertici sanitari. I direttori generali sono nominati dalla politica. Se la scelta segue logiche di appartenenza anziché di competenza, l’impatto sulla qualità dei servizi è inevitabile”. Zaia descrive una sanità “a due corsie”, che costringe molti cittadini a lasciare il Sud per curarsi altrove. “Trovo immorale che i cittadini debbano farsi la valigia per curarsi fuori regione. Un paradosso – ha sottolineato – reso ancora più evidente dal fatto che molti dei professionisti che li curano sono meridionali”.
Un dato, quello del nosocomio sannita, che richiede però un inquadramento ulteriore. Il ‘San Pio’ infatti non dispone di un reparto di chirurgia toraco-polmonare. Gli interventi vengono eseguiti attraverso un protocollo di intesa con il Policlinico Vanvitelli e con la UOC di Chirurgia Toracica, diretta dal professor Alfonso Fiorelli.
Elemento che certamente aiuta a contestualizzare meglio il dato – che resta estremamente negativo – ma non rappresenta un alibi rispetto alle criticità più ampie che caratterizzano il ‘San Pio’, struttura che da anni mostra carenze diffuse in molti reparti, liste di attesa troppo lunghe, organici insufficienti, sovraffollamento del pronto soccorso e servizi spesso al di sotto degli standard nazionali.




















