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Anche Benevento ha aderito alla mobilitazione nazionale promossa contro i processi di trasformazione della scuola pubblica, il riarmo e l’ipotesi di un ritorno della leva militare obbligatoria. In piazza il sindacato Usb insieme agli studenti del Sas, gli Studenti Autorganizzati Sanniti, che hanno contestato l’utilizzo delle risorse pubbliche per la guerra chiedendo una presa di posizione netta contro il conflitto.

La manifestazione è partita da piazza Orsini per poi concludersi a piazza Risorgimento con un corteo cittadino. Il presidio è stato convocato anche a sostegno della Global Sumud Flotilla e per denunciare il sequestro di Saif Abukeshek e Tiago Avila, cittadini rispettivamente di Spagna e Brasile. “Chiediamo inoltre la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi”, hanno spiegato i manifestanti.

Nel mirino dei promotori ci sono le politiche del Governo sulla scuola pubblica. Lo sciopero nazionale è stato indetto “contro i processi di trasformazione della scuola pubblica statale, contro il ministro Valditara, la riforma degli istituti tecnici, i tagli agli organici e all’inclusione e i legami con l’industria militare”.

La delegata Usb Floriana Fragnito ha sottolineato: “Siamo qui per contrastare la distruzione della scuola a cui stiamo assistendo”. Poi ha aggiunto: “Siamo al fianco degli studenti di questa città, troppo spesso dormiente, che hanno avuto la forza di scendere in piazza per difendere il proprio futuro”.

Particolarmente duro il passaggio relativo all’ipotesi di reintroduzione della leva militare obbligatoria, già tornata al centro del dibattito in alcuni Paesi europei. “Dobbiamo stare accanto ai ragazzi e lottare per un mondo più giusto, nel quale al centro ci siano la cura delle persone e ciò che davvero conta nella vita, non il profitto legato alle guerre”, ha dichiarato Fragnito.

Critiche anche all’impostazione delle prove Invalsi e al modello scolastico sostenuto dal Governo. “Il modello di scuola che il ministro intende portare avanti è inaccettabile. In Italia la scuola è diventata un burocratificio: l’attenzione non è più rivolta ai contenuti. Ai ragazzi si chiede di performare senza però investire realmente sulla formazione umana”, ha spiegato la delegata Usb.

Nel suo intervento Fragnito ha affrontato anche il tema dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole: “Non si possono organizzare corsi sull’affettività subordinandoli al consenso preventivo delle famiglie, soprattutto nei casi in cui esistano situazioni di violenza domestica: quale genitore violento autorizzerebbe un percorso educativo di questo tipo? Al contrario vediamo forze dell’ordine e militari entrare perfino nelle scuole primarie per parlare di bullismo, spiegando ai bambini che il bullismo è un reato. A quell’età non si dovrebbe stigmatizzare, ma prevenire attraverso percorsi sull’affettività e, successivamente, sulla sessualità”.

Sotto accusa anche la riforma degli istituti tecnici e professionali. Secondo Usb il rischio è quello di una progressiva riduzione della formazione critica e culturale. “La questione è molto più profonda e riguarda il potere della conoscenza, che le nuove generazioni e la società civile devono difendere, perché il sapere resta il primo strumento di emancipazione”, ha concluso Fragnito.

Dal corteo è arrivata anche la voce degli studenti. Francesco Pio Crafa, rappresentante del Sas, ha dichiarato: “Siamo contrari al servizio di leva, al riarmo e alla militarizzazione della cultura che serve solo per orientare verso un clima di odio e di guerra. Noi non siamo carne da macello”.

Gli studenti hanno inoltre espresso la loro contrarietà all’ex alternanza scuola-lavoro, definita dai manifestanti “una forma di sfruttamento minorile gratuita e pericolosa”. Forte preoccupazione anche per la riforma degli istituti tecnici e professionali: il timore è che i nuovi quadri orari possano ridurre la formazione critica e scientifica per trasformare gli studenti in semplice manodopera.