Una stagione da incorniciare, chiusa con l’amaro in bocca ma con la consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante. La Juniores della We’ Benevento United saluta il proprio cammino dopo la sconfitta ai calci di rigore contro l’US Faiano nel turno della fase finale regionale ad eliminazione diretta, al termine di una gara incredibile: avanti 2-0, i sanniti sono stati raggiunti nel recupero prima di arrendersi dal dischetto.
A raccontare emozioni, riflessioni e bilanci è il tecnico Alfredo Santamaria, protagonista di una stagione che ha visto i suoi ragazzi vincere il proprio campionato, mettendo alle spalle compagini blasonate tra le province di Avellino, Benevento e Caserta.
Mister, che partita è stata quella contro il Faiano?
“Una gara che racchiude tutto ciò che di superbo può rilevare il calcio. Abbiamo affrontato una squadra abituata da anni alle fasi finali, con giocatori pronti e soprattutto uno staff consolidato. Eppure siamo riusciti a metterli in grande difficoltà, portandoci sul 2-0. Poi, come spesso accade, il calcio sa essere anche spietato: siamo stati raggiunti nel recupero e la lotteria dei rigori ha chiuso il nostro percorso”.
C’è anche un po’ di rammarico per la direzione arbitrale?
“Non mi piace parlare degli arbitri (contro una salernitana, assistenti di Napoli e il direttore di Salerno), ma credo sia giusto fare una riflessione. Non parlo di episodi eclatanti, ma di una gestione che ha creato situazioni sfavorevoli. Per tutto il secondo tempo siamo stati condizionati da decisioni che ci hanno impedito di esprimerci. Il recupero, inizialmente di 4 minuti, si è protratto fino a quasi 8 minuti per poche ragioni, il triplice fischio proprio dopo il loro goal a 35 secondi dalla fine. Parlo per me e per i miei colleghi che continuamente lamentano la poca vicinanza a questa figura da parte delle istituzioni. È una provocazione che va oltre la categoria: gli arbitri vanno aiutati, certo, ma bisogna allenarli e metterli in condizioni, così da generare rispetto agli occhi dei giocatori. Loro sono i protagonisti della partita”.
Al di là dell’epilogo, resta una stagione importante. Che bilancio fa?
“Assolutamente positivo. È stato un percorso bellissimo e avvincente. I ragazzi hanno superato difficoltà, hanno alzato i propri limiti e acquisito consapevolezza. Questo è il risultato più grande”.
Un gruppo costruito su basi solide…
“Ho avuto la fortuna di lavorare con ragazzi provenienti da un settore giovanile importante, che ho ritrovato dai tempi del Benevento. La società, a partire dalla Grippo, mi ha messo a disposizione un gruppo con fame e voglia di emergere, e io ho cercato di ripagare con lavoro e dedizione”.
Tanti i ringraziamenti da parte sua…
“Ci tengo davvero. Ringrazio Guido De Rosa, Luigi per il confronto tecnico, Lino Cirocco per il monitoraggio, e tutto lo staff, compreso il mitico Peppe che è sempre al campo con noi. Un grazie alla società: al presidente Giulio Maria Vallone, al direttore Pietro Milano, a Danilo Romano, Giacomo Fiscarelli ed il gruppo di amici e tifosi che ci hanno seguito in casa ma soprattutto in trasferta e al mio staff con Luca Napolitano e Matteo Jeanne. Senza dimenticare Francesco D’Agostino, il nostro accompagnatore. Chiudo ma non per importanza, anzi, ringraziando Matteo Marro per il contributo metodologico”.
Dal punto di vista tecnico, su cosa ha lavorato maggiormente?
“Su alcuni ragazzi ho dovuto riaccendere la motivazione, far riscoprire il piacere del calcio. Su altri ho lavorato su aspetti tattici, posizione e mentalità. Qualcuno ha già attirato l’interesse di categorie importanti, segno che il lavoro fatto è stato valido”.
Un pensiero anche per chi ha trovato meno spazio?
“Chiedo scusa a chi ha giocato meno, ma questa categoria è molto vicina al mondo dei grandi. Serve impegno costante per ottenere spazio e risultati”.
E ora, cosa resta?
“Spero che hai ragazzi resti la metodologia con l’utilizzo di strumenti innovativi e la consapevolezza di aver dato tutto. Ringrazio la mia famiglia, chi crede in me e mi sostiene. E desidero ringraziare anche coloro che con la loro critica mi permettono di crescere, vado avanti con passione, cercando di contribuire alla crescita sportiva e culturale della nostra città”.
Poi, con un sorriso, la chiusura:
“Io speriamo che me la cavo…”
Una frase speranzosa ed ironica ma anche piena di orgoglio e determinazione. Perché, al di là del risultato, la We’ Benevento United Juniores ha già vinto la sua partita più importante: quella della crescita.



















