Un’autocertificazione data per buona da Rfi, che ha portato alla firma di un contratto di smaltimento di materiale non autorizzato. E circa 90 mila euro liquidati alla poco più che ventenne figlia da parte di uno studio legale per servizi mai offerti. Sono alcuni degli aspetti investigativi che emergono dall’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere a carico dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino cui viene contestato l’incasso di una presunta maxi-tangente.
Secondo l’accusa il primo cittadino casertano sarebbe intervenuto a favore dell’imprenditore della cave Antonio Luserta (indagato) che, grazie alla due note che nel 2022 proprio Marino inviò a Rfi, riuscì poi a firmare nel 2024 con la società del gruppo Fs un contratto di 9,5 milioni di euro per smaltire nella sua cava situata nella località collinare di Santa Lucia a Caserta due milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo (Trs) provenienti dai cantieri per la realizzazione della linea Alta Velocità Napoli-Bari.
Una cava che è stata poi sequestrata dai carabinieri forestali nell’ottobre del 2025 proprio per la presenza accertata di Trs non autorizzato. Luserta, hanno accertato i carabinieri e la procura di Santa Maria Capua Vetere (sostituti Giacomo Urbano e Anna Ida Capone coordinati dal procuratore Pierpaolo Bruni), è stato pagato da Rfi a partire dall’ottobre 2024, e sulla base di fatture per prestazioni fittizie avrebbe girato 530 mila euro all’avvocato Vincenzo Iorio (indagato), socio di studio di Marino.
Le anomalie
Iorio ha quindi versato in poco meno di un anno, tra ottobre 2024 e il settembre successivo, quando già il Comune di Caserta era stato sciolto per camorra e Marino non era più sindaco, poco più di 200mila euro alle ditte individuali intestate allo stesso Marino e alla figlia di quest’ultimo. Troppe le anomalie riscontrate dagli inquirenti, partiti dalle dichiarazioni di un imprenditore amico di Luserta, Paolo Marzo, fratello dell’ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Caserta.
Luserta, Iorio e Marino, è emerso, non avevano mai avuto rapporti finanziari prima e dopo l’appalto Rfi, e le loro società hanno avuto un cospicuo aumento di fatturato proprio in concomitanza del passaggio di denaro legato al contratto per i Trs. Altra anomalia: la società della figlia di Marino non svolgeva servizi legali, per cui gli inquirenti non hanno trovato alcuna giustificazione nella liquidazione da parte di Iorio delle fatture emesse appunto dalla congiunta dell’ex sindaco.
Si tratta di 87mila euro che secondo l’ipotesi degli inquirenti la ragazza avrebbe usato per finire di pagare una casa acquistata qualche anno prima.




















