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Il “deus ex machina” di tutta la politica casertana: è così che l’ex assessore ed ex consigliere comunale di Caserta Biagio Esposito viene definito dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nel decreto di perquisizione notificato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta; una figura tanto ingombrante e di rilievo che era il sindaco Carlo Marino a doversi recare a casa sua per raccogliere le sue pretese, non era lui a recarsi al Comune.
Dopo dieci giorni dalle elezioni è venuto a casa mia! Inginocchiato in cucina davanti a mia moglie. Ma insomma dove arriva l’essere umano” dice Esposito in una conversazione intercettata dai carabinieri. La perquisizione ordinata dalla Procura ha riguardato anche la figlia di Esposito, Dora, anch’essa ex consigliera comunale proprio durante l’amministrazione Marino, sciolta un anno fa per infiltrazioni camorristiche indagata. Anche Dora, come il padre, risponde di corruzione. Nell’indagine è coinvolto anche il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini – risponde di corruzione -, attualmente sospeso dalla carica per altre indagini giudiziarie, ma la perquisizione odierna non lo ha riguardato.
L’inchiesta sugli Esposito parte da fatti precisi, avvenuti nel settembre scorso, ovvero dall’assunzione del nipote di Biagio, Angelo, figlio di Dora, e del figlio di un altro amico di Esposito, presso società partecipate da enti locali; assunzioni promesse da Zannini agli Esposito in cambio di voti alle Regionali del novembre scorso, dove Zannini fu rieletto e prese un mare di preferenze (oltre 30mila voti). Ma ciò che emerge sulla figura di Biagio Esposito è qualcosa di più grave, perchè per gli inquirenti, proprio nel suo ruolo di rappresentante a Caserta dei Moderati di Zannini, Esposito sarebbe stato il vero manovratore della politica nel capoluogo.
Nella contestazione di estorsione, si parla infatti dell’assoggettamento dell’ex sindaco Marino alle richieste di Esposito, che più volte, in particolare nel 2024, nel pieno della bufera giudiziaria che colpì il Comune di Caserta – furono arrestati assessori, dirigenti comunali e indagato il vicesindaco – e che portò diversi mesi dopo allo scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche, avrebbe più volte minacciato Marino di far cadere l’amministrazione comunale mediante la mancata partecipazione della figlia Dora, allora consigliera comunale eletta proprio nella lista facente capo a Zannini, alla seduta del Consiglio in cui si doveva approvare il bilancio, costringendo il sindaco, che non ha mai denunciato le pressioni subite, a fargli diversi favori personali.