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“A chi governa chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”. Alla manifestazione nazionale contro i centri di permanenza per il rimpatrio, il cardinale Mimmo Battaglia chiede al Governo di rinunciare al progetto di Castel Volturno e di superare l’intero sistema dei Cpr. Non mancano bacchettate ai proclami securitari della politica. Ma l’arcivescovo di Napoli non trascura la questione sicurezza. Ne promuove, semmai, una visione diversa. “A chi vive qui e ha paura – prosegue Battaglia – voglio dire che la sua paura merita ascolto. La fatica di abitare un territorio trascurato non può essere liquidata. Tutti hanno diritto alla sicurezza, a strade vivibili, a servizi che funzionino, a scuole capaci di accompagnare i ragazzi e a istituzioni presenti”. Proprio per questo “bisogna chiedere conto delle promesse – sottolinea il presule -. Che cosa cambierà domani nella vita delle persone? Quale scuola funzionerà meglio? Quale famiglia avrà una casa? Quale lavoratore sarà sottratto al ricatto? Quale ragazzo troverà un’alternativa alla strada?”.

In maniera esplicita, don Mimmo invita a diffidare “di chi ci offre qualcuno da temere al posto di qualcosa su cui poter contare”. Viceversa, “la paura è una cosa seria. Anche usarla per ottenere consenso è una responsabilità seria”. A Castel Volturno invece “occorre investire nell’accoglienza diffusa, nella salute, nell’istruzione, nel lavoro regolare e nelle abitazioni”. E quindi, insiste il cardinale, “occorrono vie di ingresso legali, percorsi effettivi di regolarizzazione e strumenti per contrastare lo sfruttamento, permettendo a chi denuncia un abuso di non sprofondare in una condizione ancora più fragile”. Ma queste “sono scelte che richiedono risorse, competenza e continuità”. La crudeltà “invece, sa essere sbrigativa”. Battaglia punge ancora la linea anti immigrati di certe forze di governo. Insiste sul concetto di “crudeltà”, la quale “decide chi deve sparire dalla vista e chiama soluzione quella sparizione”. All’opposto, sostiene, “Noi dobbiamo avere la pazienza ostinata delle soluzioni che restituiscono una vita”. Per questo “oggi diciamo no ai Cpr. Diciamo no a un sistema che fa della reclusione una risposta alla fragilità e alla condizione amministrativa delle persone. E da domani dobbiamo dare un seguito concreto a questo no”.

L’appello del cardinale: “Dobbiamo esserci, perché chi avrà bisogno di noi sappia dove trovarci e, quando busserà, trovi davvero qualcuno disposto ad aprire”. “Per queste ragioni, sono qui – spiega -: Castel Volturno e l’intera Campania non possono diventare il luogo in cui si spostano i problemi, nella speranza che, lontano dagli occhi, smettano di esistere. Possono invece diventare luoghi da cui ripartire. Servono integrazione, legalità, lavoro, politiche abitative e presidi educativi. Serve uno Stato che accompagni, non soltanto contenga. Serve la capacità di tenere insieme sicurezza e diritti, senza metterli in contrapposizione”. Ma per cambiare “davvero direzione – ammonisce – dobbiamo avere il coraggio di guardare tutta la realtà, anche quella che preferiamo non vedere. E dire una verità che troppo spesso rimane nascosta dietro la ricerca di un colpevole facile”.