Le attività commerciali delle griffe e le boutique di via dei Mille, via Filangieri, via Chiaia e via Calabritto — strade simbolo del quartiere Chiaia, la zona “bene” di Napoli — corrono ai ripari e si blindano. A protezione delle vetrine sono stati installati pannelli di legno, mentre agli ingressi compaiono cancelli e porte blindate. È il caso della griffe ‘Saint Laurent’ e ‘Gucci’. Il timore e la paura principale è che le proteste possano sfociare in tafferugli, finendo per travolgere proprio le attività di lusso, trasformate nel capro espiatorio della rabbia sociale. Le società e i singoli titolari dei negozi temono che, per emulazione, ciò che è accaduto a Milano possa verificarsi anche nel capoluogo partenopeo.
Qualche giorno fa, all’ombra del Duomo di Milano e tra le vie dello shopping d’alta moda e i plessi bancari, gruppi di persone incappucciate hanno dato vita a una vera e propria guerriglia urbana, con vetrine sfondate, saracinesche divelte, saccheggi e danneggiamenti, causando danni ingentissimi e rendendo la merce invendibile. Il “vento di popolo” soffia sulle onde digitali della messaggistica istantanea, tra WhatsApp e Telegram: appuntamenti veloci e cambi d’itinerario improvvisi servono a depistare e bypassare il servizio d’ordine delle forze dell’ordine. La stessa dinamica si registra a Napoli, dove gruppi e capannelli apparentemente scollegati tra loro si uniscono al segnale di un messaggio per formare cortei improvvisi in piazze, slarghi e strade.
È la protesta 5.0, una modalità flash che sembra ormai attecchire anche in città. La tensione resta altissima non solo per i blocchi degli autotrasportatori — verso cui molti cittadini napoletani e campani hanno espresso solidarietà con manifestazioni spontanee —, ma soprattutto per quanto accaduto ieri sera. Un presidio contro il carovita organizzato in piazza Dante si è trasformato in un corteo non preavvisato diretto a Palazzo San Giacomo, sfociato proprio davanti al Municipio in momenti di forte scontro con le forze dell’ordine, che sono dovute intervenire con cariche di alleggerimento e manganelli.
Un’ulteriore manifestazione, con partenza da piazza Garibaldi, si inserisce in una giornata di mobilitazione a livello nazionale ed è costantemente monitorata con estrema attenzione dagli apparati di sicurezza. Sit in in piazza San Domenico Maggiore con protesta dei movimenti contro il caro vita. L’allerta, oltre al centro cittadino, resta elevatissima in tutta la provincia e nelle aree limitrofe, inclusa la manifestazione indetta a Castel Volturno contro l’apertura del CPR. In questo clima di forte contrapposizione e incertezza, Napoli si ritrova divisa tra il diritto a manifestare il disagio economico e la necessità di tutelare l’ordine pubblico, mentre il commercio e il cuore elegante della città trattenere il respiro nella speranza di evitare il peggio.


















