Il comparto dell’edilizia in provincia di Caserta, dopo anni di crescita, rischia lo stop, la parola d’ordine non può quindi che essere programmazione ed è giunto il momento di pianificare il dopo Pnrr. È l’alert lanciato da Ance Caserta sulla scorta del bilancio di settore 2025.
Dai dati elaborati dall’associazione dei costruttori casertani, – fa sapere un comunicato – sulla base della massa salariale e del numero di aziende attive, il 2025 ha fatto registrare un -2% in volume di investimenti.
Il 2025 si conferma, dunque, un anno complesso, ma di sostanziale tenuta per il comparto edilizio, tuttavia, lo scenario che si profila con la fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dei bonus fiscali impone una riflessione seria e immediata sul futuro del settore.
La dinamica negativa, infatti, rischia di accentuarsi già nel 2026, con un calo previsto sia nel mercato privato, privo di strumenti incentivanti, sia soprattutto nella domanda pubblica, con molte opere del PNRR in ritardo nella realizzazione.
Ance Caserta chiede alle istituzioni nazionali e regionali di aprire un tavolo di confronto per definire un nuovo quadro normativo e finanziario che accompagni la fase post PNRR, evitando un vuoto di programmazione che avrebbe conseguenze pesanti sul tessuto produttivo.
“Il settore ha dimostrato capacità di adattamento e resilienza, tenendosi in questa provincia tra le prime voci del PIL, ma adesso serve una visione e costruire un 2026 su profili di crescita ragionata. Le nostre proposte sono: infrastrutture strategiche per il territorio, rigenerazione urbana e un piano casa che metta al centro edilizia convenzionata e social housing”, dichiara il presidente di Ance Caserta, Antonio Pezone.
“Il bisogno abitativo cresce, soprattutto per giovani coppie, famiglie monoreddito e lavoratori. È necessario incentivare un’edilizia a prezzi calmierati, attraverso strumenti di partenariato pubblico-privato e nuove forme di convenzione che rendano sostenibili gli investimenti e garantiscano accessibilità ai cittadini. Dall’altro lato, c’è bisogno di politiche che favoriscano la riconversione dei tantissimi edifici abbandonati al degrado presenti nei centri storici delle nostre città e creare infrastrutture moderne che mettano in contatto i centri con le periferie” conclude Pezone.
Dai dati elaborati dall’associazione dei costruttori casertani, – fa sapere un comunicato – sulla base della massa salariale e del numero di aziende attive, il 2025 ha fatto registrare un -2% in volume di investimenti.
Il 2025 si conferma, dunque, un anno complesso, ma di sostanziale tenuta per il comparto edilizio, tuttavia, lo scenario che si profila con la fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dei bonus fiscali impone una riflessione seria e immediata sul futuro del settore.
La dinamica negativa, infatti, rischia di accentuarsi già nel 2026, con un calo previsto sia nel mercato privato, privo di strumenti incentivanti, sia soprattutto nella domanda pubblica, con molte opere del PNRR in ritardo nella realizzazione.
Ance Caserta chiede alle istituzioni nazionali e regionali di aprire un tavolo di confronto per definire un nuovo quadro normativo e finanziario che accompagni la fase post PNRR, evitando un vuoto di programmazione che avrebbe conseguenze pesanti sul tessuto produttivo.
“Il settore ha dimostrato capacità di adattamento e resilienza, tenendosi in questa provincia tra le prime voci del PIL, ma adesso serve una visione e costruire un 2026 su profili di crescita ragionata. Le nostre proposte sono: infrastrutture strategiche per il territorio, rigenerazione urbana e un piano casa che metta al centro edilizia convenzionata e social housing”, dichiara il presidente di Ance Caserta, Antonio Pezone.
“Il bisogno abitativo cresce, soprattutto per giovani coppie, famiglie monoreddito e lavoratori. È necessario incentivare un’edilizia a prezzi calmierati, attraverso strumenti di partenariato pubblico-privato e nuove forme di convenzione che rendano sostenibili gli investimenti e garantiscano accessibilità ai cittadini. Dall’altro lato, c’è bisogno di politiche che favoriscano la riconversione dei tantissimi edifici abbandonati al degrado presenti nei centri storici delle nostre città e creare infrastrutture moderne che mettano in contatto i centri con le periferie” conclude Pezone.




















