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Napoli- Lui sapeva che si era aggrappata perché “lo ha dichiarato nell’immediatezza dei fatti e perché glielo si legge nel labiale ripreso dalle telecamere nel pronto soccorso. Era a conoscenza che se avesse accelerato avrebbe potuto far male o causare un danno alla sua fidanzata”. 

Da qui la contestazione di omicidio preterintenzionale e non colposo e la condanna del 15 luglio a 8 anni e 2 mesi. Sono queste le motivazioni della sentenza dei giudici della quinta Corte d’Appello di Napoli su Giuseppe Varriale, ritenuto colpevole della morte di Alessandra Madonna, la ballerina morta schiacciata dalle ruote del suv condotto dal suo fidanzato al culmine dell’ennesima lite il 7 settembre del 2017 a Mugnano (Napoli).

In primo grado era stato riconosciuto colpevole del reato di omicidio colposo ma in secondo grado il cambio di rotta dei giudici che però hanno scritto nero su bianco che non esistono elementi per ritenere che Varriale volesse uccidere Alessandra, ingranando la retromarcia della sua auto, come in una perizia hanno sostenuto gli avvocati della famiglia della giovane vittima.