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Deve essere chiaro a tutti che non agire oggi, significa piangere morti domani. Napoli chiede risposte immediate, non fatalismo. Mettere in campo ogni strumento utile è dovere di chi ha le responsabilità”.
 
Don Maurizio Patriciello, il parroco anti clan, in un’intervista al quotidiano La Stampa, mette in guardia dal sottovalutare il rischio terremoto, dopo le scosse di questi giorni ai Campi Flegrei, in Campania.
 
Da quarant’anni non si raggiungeva qui una magnitudo così alta. I Campi Flegrei sono una fornace ardente, siamo seduti su una bomba a orologeria e con tutte la tecnologia di cui disponiamo abbiamo l’obbligo morale e civile di prevenire le tragedie e non di piangere dopo”, dice don Patriciello.
 
“Ci sono interessi e resistenze che impediscono di spostare popolazione come per la bonifica della terra dei fuochi. Evacuare ha elevati costi umani, ma va detta la verità alla gente per affrontare lo sforzo nell’interesse comune – prosegue.
 
Mi mettono in grande apprensione le parole del capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano: con una scossa più pesante, conteremo i morti. Dobbiamo partire da qui per fare prevenzione”.
 
L’incognita non è se arriverà una scossa più forte ma quando arriverà. Mettere la testa sotto la sabbia per non vedere il pericolo davanti a noi è il più imperdonabile degli errori”, aggiunge e prosegue evidenziando “siamo tenuti a prendere atto di una situazione molto più che preoccupante: sarebbe criminale minimizzarla o proiettarne avanti nel futuro le conseguenze come se non ci riguardassero”.
 
A terremotarci dentro non è solo la terra che trema ma l’ansia che non si stia facendo quanto richiede un’allerta già in corso da tempo ma che si finge non sia affar nostro. Però ignorare un male equivale a morirne.
 
A uccidere non è solo la terra che trema ma anche le negligenze umane e gli errori”, conclude don Patriciello, che chiede che vengano messe in campo tutte le misure più “efficaci e universalmente collaudate per gestire il pericolo e ridurre in termini di vite umane un danno concreto e incombente”.