L’ultima apparizione meno di un mese fa per accompagnare all’altare la figlia. Igor Protti non aveva mai nascosto la malattia, un tumore al colon a cui non voleva arrendersi e lo aveva dimostrato anche in quell’istantanea pubblicata sui social: è il 25 maggio, l’ex attaccante è alle nozze della primogenita Noemi sorretto dall’altro figlio Nicholas Flavio. Una foto struggente e un messaggio di speranza: “Che il mondo vi regali un mondo di serenità! Coltivate ogni giorno il vostro Amore!”, aveva scritto agli sposi. I conti con la malattia Protti, capocannoniere di razza, aveva dovuto farli un anno fa, quando è cominciata la battaglia portata avanti fino all’ultimo, resa pubblica il 5 luglio 2025, con l’annuncio sui social della diagnosi.
Capocannoniere in tutte le categorie del calcio professionistico (Serie A, B e C), unico a riuscirci insieme a Dario Hubner, era nato a Rimini nel 1967, ma Livorno lo aveva da subito adottato: ci arrivò appena 18enne, sbocciò come calciatore professionista rimanendo in amaranto, in serie C per tre stagioni. Poi il Messina in B, il Bari con cui esordì in serie A nel 1994 vincendo la classifica marcatori con 24 reti, e ancora Lazio e Napoli e il ritorno in B con la Reggiana. Ma la vera favola comincia nel 1999. Torna a Livorno dopo 11 anni e l’anno successivo, nonostante la delusione della finale persa ai playoff contro il Como, si laurea capocannoniere del girone con 20 gol. Nella stagione 2001-02 compie il primo miracolo: dopo 31 anni riporta il Livorno in serie B e vince di nuovo la classifica marcatori con 27 reti. Al secondo anno di B il secondo miracolo: in coppia con Cristiano Lucarelli nella stagione 2003-2004 mette a segno 24 gol, 29 quelli di Lucarelli, che saranno decisivi per il ritorno dopo 54 anni del Livorno in A. Sempre con la sua maglia amaranto numero ’10’, il 22 maggio 2005 Protti giocherà la sua ultima partita da calciatore professionista, Livorno – Juventus (2-2) all’Armando Picchi, la sua casa, davanti ai suoi tifosi, quei livornesi che lo avevano adottato, appena 18enne, e poi amato sempre.
Principe e zar i titoli guadagnati in campo, nell’ultimo doc a lui dedicato era “l’eroe romantico del calcio”. Sicuramente un guerriero nella vita, combattendo la malattia nonostante la quale aveva anche accettato a dicembre di fare il tedoforo nel passaggio della fiamma olimpica per Milano Cortina a Livorno, città che un mese dopo gli tributò la massima onorificenza, la Livornina d’oro.
Principe e zar i titoli guadagnati in campo, nell’ultimo doc a lui dedicato era “l’eroe romantico del calcio”. Sicuramente un guerriero nella vita, combattendo la malattia nonostante la quale aveva anche accettato a dicembre di fare il tedoforo nel passaggio della fiamma olimpica per Milano Cortina a Livorno, città che un mese dopo gli tributò la massima onorificenza, la Livornina d’oro.


















