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Napoli – E’ dalle immagini del sistema di videosorveglianza presente in via Giovanni Della Rocca che nelle prossime ore potrebbero arrivare sviluppi importanti per risalire al rapinatore che giovedì sera ha ucciso Antonio Morione, il 41enne titolare della pescheria ”Il delfino” di Boscoreale (Napoli), giustiziato con un colpo d’arma da fuoco al volto per avere cercato di difendere l’incasso di giornata reagendo ad un tentativo di rapina da parte di tre uomini giunti sul posto a bordo di un’auto. Stando a quanto appurato dagli investigatori, Morione si trovava all’esterno della sua pescheria quando avrebbe visto il malvivente, sceso dalla vettura, dirigersi armato di pistola verso la cassa. A questo punto avrebbe recuperato un coltello e squarciato una gomma dell’auto per impedirne la fuga, attirando l’attenzione del rapinatore armato che, uscito dalla pescheria e trovandosi davanti Morione, ha esploso quattro colpi d’arma da fuoco centrandolo al volto con uno di questi. Sul fronte delle indagini prosegue il lavoro dei carabinieri della compagnia di Torre Annunziata per risalire ai tre componenti della banda e capire se si tratti delle stesse persone che poco prima avevano rapinato un’altra pescheria di Boscoreale, ”La rosa dei venti”, di cui è titolare il fratello di Antonio Morione, Giovanni. Inquirenti al lavoro anche per comprendere se l’auto data alle fiamme e ritrovata la vigilia di Natale nel rione Piano Napoli di Boscoreale sia la stessa sulla quale si trovavano i rapinatori la sera nella quale è avvenuto il delitto. Provata dall’ennesimo episodio di violenza, la città si ribella: ”Il nostro territorio è vittima di un martirio continuo. E’ inaccettabile” sostengono i componenti del ‘comitato di liberazione dalla camorra e dal malaffare dell’area sud torrese-stabiese’, che martedì 28 dicembre incontreranno il prefetto di Napoli. “Registriamo e denunciamo da mesi un clima da Far West – scrivono – con faide tra vecchi e nuovi clan caratterizzate da scontri armati ma anche l’avanzare di una criminalità di strada che minaccia la stessa coesione sociale. Ribadiremo al rappresentante del governo le nostre richieste: l’installazione di telecamere per la videosorveglianza, un aumento sensibile delle forze dell’ordine sul territorio, l’incremento degli organici della polizia locale, l’adozione di programmi educativi, l’utilizzo sociale dei beni confiscati e la bonifica degli alloggi popolari ormai divenuti fortini dei gruppi criminali”. Intanto, la pescheria di Antonio Morione continua ad essere meta di un pellegrinaggio silenzioso: alla sua memoria vengono lasciati fiori e biglietti in un clima di rabbia e commozione. Gli abitanti di Boscoreale lamentano la mancanza di controlli la sera dell’omicidio: “Si poteva prevedere che le pescherie, con l’elevato volume di vendite e di incassi dell’antivigilia di Natale, fossero prese di mira dalla malavita”. “Antonio è vittima dell’assenza dello Stato e della mancanza di prevenzione sul nostro territorio”, dice Gianmarco Auricchio, amico del commerciante. La madre di Antonio, Ernesta, lo piange: “Mio figlio era un commerciante onesto che la legge ha abbandonato a se stesso”.