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“Sono rimasta del tutto sorpresa delle parole usate dall’avvocato della famiglia di Domenico. Si sa che non è il direttore generale dell’Ospedale che decide sull’entità del risarcimento. Ci sarà un risarcimento, perché ci sono delle responsabilità di medici dell’ospedale, ma il quantum e il quando lo decidono l’ufficio legale del Monaldi a cui la richiesta è stata rinviata”. Lo afferma all’ANSA Anna Iervolino, direttrice generale dell‘Azienda Ospedaliera dei Colli, in relazione alla lettera aperta dell’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi che chiede un risarcimento di tre milioni di euro dopo la morte del bambino.
L’ufficio legale del Monaldi – spiega Iervolino – deve decidere quanto deve essere il risarcimento che l’ospedale potrà pagare in base ai parametri legali. Si dovrà poi capire il concorso di tutti i professionisti, da Bolzano a Napoli, che hanno delle responsabilità. I magistrati decideranno poi anche quanto l’Ospedale dovrà chiedere ai medici coinvolti a titolo di rivalsa. Quindi non è facile pagare subito come se fosse una richiesta avanzata ad un privato, ci sarebbe un’esposizione al danno erariale se il procedimento amministrativo non fosse rispettato. L’ufficio legale ci ha detto che la questione è complessa, che le indagini sono ancora in corso, che occorrono approfondimenti”.
La direttrice si dice però “sorpresa e delusa – spiega – dall’avvocato della famiglia, per le parole usate. C’è una forte distanza tra i suoi comportamenti e quelli della famiglia. La mamma Patrizia mostra grande dignità nei rapporti con noi e per questo merita grande rispetto. L’ho anche chiamata per dirle dell’ulivo da piantare e lei mi ha detto che ne apprezza il valore simbolico. L’ulivo vive oltre la vita naturale delle persone, significa inoltre pacificazione”. Un rapporto vero che è cominciato, spiega la direttrice, già prima dell’intervento al bambino: “ho conosciuto la mamma – ha detto – il giorno che aspettavano l’arrivo al Monaldi del cuore. Sul piano umano da allora e al telefono la incontro. Ho un rapporto che trascende il mio ruolo di direttore generale, mi chiama Anna, siamo due donne che si incontrano e parlano al telefono per condividere la tragedia. Con l’avvocato la strada è diversa, deve avere un rapporto con gli uffici legali dell’azienda ai quali anch’io devo riferirmi e non posso prescindere dalle loro valutazioni”.
 
“Siamo l’unico ospedale in Campania che fa cardiochirurgia pediatrica e stiamo ricostruendo questo reparto con il sostegno del Bambino Gesù che ha accettato di venire a Napoli per non interrompere le attività: sono già stati fatti 4 interventi, proseguiamo con successo”. Lo dice all’ANSA Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, spiegando come l’ospedale Monaldi stia lavorando dopo la tragedia della morte del piccolo Domenico.    
Iervolino osserva che in Campania né il Policlinico né il Santobono fanno chirurgia pediatrica e quindi “avremmo dovuto mandare a Roma i bambini bisognosi di intervento. Oggi il reparto è decapitato. Potevamo chiudere e basta: chi aveva bisogno sarebbe andato fuori Regione, ma avremmo messo a rischio la vita dei bambini. Per questo abbiamo dialogato con il Bambino Gesù, che ringrazio, che ci ha dato una copertura, mandando al Monaldi i loro chirurghi di esperienza che in questo periodo stanno anche facendo training nelle sale operatorie ai nostri chirurghi giovani. Finora abbiamo fatto quattro interventi cardiochirurgici per bambini, tutti andati bene. Ieri i professionisti da Roma con i nostri giovani hanno operato in urgenza un bimbo di un mese di vita, nato con un foro sul cuoricino che andava chiuso in emergenza. Dal Policlinco della Federico II è stato mandato da noi, il cardiochirurgo Enrico Cetrano del Bambino Gesù con un nostro giovane chirurgo lo ha operato bene. Abbiamo scelto questa strada perché sappiamo che in alcuni casi, come quello di ieri, ci sono emergenze che non danno il tempo di trasferire al Bambino Gesù”.
 
La direttrice sottolinea che “noi abbiamo cardiochirurghi al Monaldi, che però non hanno ancora la forte esperienza necessaria per interventi di alta specializzazione. I primi operatori erano il dottor Oppido e la dottoressa Farina che sono stati sospesi. I giovani stanno maturando e anche per questo la convenzione é utile e necessaria. Nelle ultime settimane, le famiglie dei bimbi che hanno bisogno di un intervento cardiochirurgico pediatrico hanno incontrato i nuovi medici che ascoltano i loro dubbi e paure e spiegano bene il singolo intervento. Finora hanno scelto tutte le famiglie di restare e il nostro obiettivo è di creare una forte collaborazione , sperando che tra qualche mese i nostri chirurghi siano maturi”.     
Iervolino parla anche dal suo percorso in queste settimane e se ha avuto la tentazione di lasciare la direzione: “Io sono stata molto provata umanamente – spiega – dalla situazione di Domenico e da altre famiglie che erano in attesa di intervento. Un peso di responsabilità che ho dovuto sostenere anche in forte solitudine e anche sotto le critiche sui social. Ma mi sono concentrata non su social ma sul lavoro che faccio ogni giorno. Ho avuto sostegno da tanti pazienti. Da 30 anni faccio questo lavoro, con sacrificio, passione e responsabilità. Io devo lavorare, ho la responsabilità di portare il Monaldi fuori dalla tempesta, questa è il mio lavoro che faccio con impegno. Io non sono come Schettino che abbandono la nave. Io devo lavorare, poi altre valutazioni non sono di mia competenza”.