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“La famiglia Zagaria resta una camorra di serie A, con tutti i reati tipici e classici di un’organizzazione mafiosa. Addirittura bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà, per l’acquisto di un terreno o di un’attività commerciale. La famiglia voleva il pizzo per qualsiasi attività usuraria, per allargarsi al traffico di droga andando a fare affari con una delle famiglie più importanti della ndrangheta, i Bellocco. E poi ci sono anche proiezioni di riciclaggio all’estero, ad esempio a Dubai”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa convocata negli uffici della Procura per illustrare l’indagine che ha portato all’arresto dei fratelli di Michele Zagaria, Carmine e Antonio, e del nipote Filippo Capaldo (LEGGI QUI).
 
L’inchiesta è partita oltre cinque anni fa e attualizzata su input del procuratore Gratteri e dell’aggiunto Michele Del Prete, con l’impiego dei carabinieri del comando provinciale di Caserta e il Ros. “Nel corso dei decenni – ha aggiunto Gratteri – la famiglia Zagaria ha infettato e infestato tutta Italia, anche all’estero, partendo dalla provincia di Caserta. Questa è un’indagine molto importante che parte da lontano e che è iniziata quando io non ero ancora a Napoli ed è rimasta un po’ ferma”.