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Una città sciolta per infiltrazioni della criminalità organizzata che ricorda una strage di camorra di 42 anni fa. Dalla potente lettura che il Presidio Libera Torre Annunziata fa, oggi, della Strage di Sant’Alessandro del 26 agosto 1984 arrivano messaggi importanti.

“Poco dopo mezzogiorno, davanti al circolo dei pescatori, un commando di quattordici uomini scese da un autobus con il cartello ‘Gita turistica’ e aprì il fuoco con fucili a pompa e mitragliette, lasciando sull’asfalto otto morti e sette feriti. Era una domenica e nella chiesa accanto si celebrava messa” racconta Libera ricordando la vittima innocente di quella cocente mattina, Francesco Fabbrizzi, 54 anni.

“Non era ‘un fatto loro’. Quando si spara alla cieca in una piazza all’ora della messa, il messaggio è rivolto a tutti” scrivono dal Presidio di legalità della città oplontina.

Dietro la strage la guerra per il mercato ittico, le carni e l’eroina, con i soldi della ricostruzione post-terremoto sullo sfondo. A raccontarla fu Giancarlo Siani che descrisse Torre come “un ottimo terreno per reclutare disoccupati e trasformarli in killers” e che per aver scritto di un accordo tra Bardellino e Nuvoletta fu ucciso il 23 settembre 1985.

Cinque giorni dopo la strage operai, studenti e parrocchie scesero in strada insieme.

Oggi, sottolinea Libera, “Torre Annunziata è amministrata da una Commissione straordinaria. È la prova che la questione posta nel 1984, cioè il rapporto tra criminalità, affari e amministrazione, non è mai stata chiusa”.

Un cerchio non ancora chiuso che per Libera può essere risolto solo grazie all’ impegno civico e morale

“La memoria senza impegno è una fotografia. Quarantadue anni fa questa città si ribellò. Può, e deve, farlo ancora” chiosano da Libera, aprendo spiragli di speranza e possibilità libertà.