Il bacino che ha portato alla vittoria del no al referendum “è uno scatto verso le elezioni, perché su questo bacino vogliamo adesso costruire una proposta alternativa a questo governo”. Lo ha detto Debora Serracchiani, parlamentare del Pd, a margine dell’iniziativa “La nuova questione meridionale nell’Europa di oggi – A 100 anni dagli scritti di Antonio Gramsci”, organizzata a Napoli dall’europarlamentare Sandro Ruotolo.
Gli elettori “non vogliono toccare la Costituzione che li ha protetti negli ultimi 80 anni anche nei momenti più difficili”, ha sottolineato Serracchiani, ma “sono consapevoli che il Paese ha bisogno di cambiamenti e il Sud è pronto a questo cambiamento. Purtroppo succede sempre che si parte dai nomi dei candidati. Noi siamo partiti dal programma, l’abbiamo fatto durante la campagna referendaria dove abbiamo fatto anche la campagna d’ascolto. Continueremo sul programma, lo faremo anche con proposte molto concrete.
Ricominceremo prestissimo a girare di nuovo l’Italia, lo farà anche la segretaria. Ieri, peraltro, era in Molise dove ci sono i luoghi del dissesto idrogeologico e faremo delle proposte che porremo anche alla nostra coalizione di centrosinistra e poi ci saranno i nomi”.
Serracchiani commenta anche la disponibilità della sindaca di Genova Silvia Salis a candidarsi a premier del centrosinistra: “Lei ha detto una cosa seria di un amministratore, – ha spiegato Serracchiani – ha detto che è stata eletta a Genova, che pensa a Genova e che però se ti fanno una richiesta del genere non puoi non pensarci. Però è stata molto chiara, lei oggi è stata eletta a Genova, pensa a Genova e vuole fare bene il mandato a Genova. Qui a Napoli invece c’è Manfredi che viene visto come profilo nazionale, l’ho conosciuto quando era ministra e ne ho non solo un ottimo ricordo ma penso che sia veramente una persona da valorizzare che sta lavorando molto bene a Napoli. Io più che parlare di nomi direi che abbiamo bisogno di un collettivo, di una comunità politica e tutte le persone che abbiamo nominato fin qui sono persone che spero facciano parte veramente di quella comunità politica”.
Gli elettori “non vogliono toccare la Costituzione che li ha protetti negli ultimi 80 anni anche nei momenti più difficili”, ha sottolineato Serracchiani, ma “sono consapevoli che il Paese ha bisogno di cambiamenti e il Sud è pronto a questo cambiamento. Purtroppo succede sempre che si parte dai nomi dei candidati. Noi siamo partiti dal programma, l’abbiamo fatto durante la campagna referendaria dove abbiamo fatto anche la campagna d’ascolto. Continueremo sul programma, lo faremo anche con proposte molto concrete.
Ricominceremo prestissimo a girare di nuovo l’Italia, lo farà anche la segretaria. Ieri, peraltro, era in Molise dove ci sono i luoghi del dissesto idrogeologico e faremo delle proposte che porremo anche alla nostra coalizione di centrosinistra e poi ci saranno i nomi”.
Serracchiani commenta anche la disponibilità della sindaca di Genova Silvia Salis a candidarsi a premier del centrosinistra: “Lei ha detto una cosa seria di un amministratore, – ha spiegato Serracchiani – ha detto che è stata eletta a Genova, che pensa a Genova e che però se ti fanno una richiesta del genere non puoi non pensarci. Però è stata molto chiara, lei oggi è stata eletta a Genova, pensa a Genova e vuole fare bene il mandato a Genova. Qui a Napoli invece c’è Manfredi che viene visto come profilo nazionale, l’ho conosciuto quando era ministra e ne ho non solo un ottimo ricordo ma penso che sia veramente una persona da valorizzare che sta lavorando molto bene a Napoli. Io più che parlare di nomi direi che abbiamo bisogno di un collettivo, di una comunità politica e tutte le persone che abbiamo nominato fin qui sono persone che spero facciano parte veramente di quella comunità politica”.
“Quello che noi dobbiamo provare a fare in queste settimane e nei prossimi mesi è costruire un programma che abbia l’ambizione di unire questo Paese – sottolinea l’esponente dem – e che sia molto alternativo a quello che Giorgia Meloni sta facendo in questi anni. Meloni che parla soltanto di legge elettorale, che sarà il tema su cui noi dobbiamo alzare un muro come Partito Democratico, come forze di opposizione, perché non si cambiano le regole del Paese così, dimostrando come la destra abbia la concezione del potere non come un mezzo per cambiare la società, ma come il fine ultimo da mantenere ad ogni costo. Sul programma molte cose le abbiamo fatte in questi anni di opposizione e molte cose anche insieme ai nostri alleati, e le stiamo facendo nei territori anche in cui governiamo. Noi dobbiamo preservare assolutamente quel patrimonio e dobbiamo poi avviarci verso le elezioni politiche mettendo in campo e prendendo in considerazione lo strumento delle primarie per la selezione del candidato leader delle prossime elezioni politiche”. Lo ha detto il deputato e responsabile Sud della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino, all’evento organizzato a Napoli dal titolo “La nuova questione meridionale nell’Europa di oggi”. “Le primarie sono uno strumento utile, sicuramente, ma attenzione – aggiunge Sarracino – in questa città sappiamo bene cosa comportano se alla base non c’è una piattaforma politica e valoriale condivisa. Evitiamo quindi di parlarne per i prossimi otto mesi, perché altrimenti quel popolo che ha votato No al Referendum non si appassionerà, non verrà da noi, non ci cercherà, o peggio addirittura rischia di non votarci, se noi da qui ai prossimi mesi guardiamo solo a chi deve essere il capo della coalizione. Penso infine che da questa comunità, da questa parte del partito, che ha sollevato più volte il tema di come si organizza una forza politica, nessuna trasformazione nazionale è possibile senza affrontare la questione di una forza organizzata. E’ così che si costruisce un partito utile che possa trasformare la realtà, ma per trasformare la realtà abbiamo l’esigenza anche di fare sì che questo partito non sia soltanto utile, ma un un partito capace di far sognare, emozionare, far sentire tutti gli italiani protagonisti di una grande battaglia collettiva per costruire finalmente un’Italia più giusta”.
“Al Sud più che altrove è andata in crisi in questi anni l’ideologia meloniana, quella che fonda il proprio modello di sviluppo sulla compressione dei diritti dei lavoratori, sulla svalutazione dei salari. Qui Giorgia Meloni ha provato a creare un modello di sviluppo incompatibile con questo territorio, e con tutto il territorio nazionale, perché nel nome di una competitività mai raggiunta si pensava di poter superare diseguaglianze che invece abbiamo visto aumentare, non soltanto tra Nord e Sud ma anche tra un paese che non cresce, l’Italia, e paesi invece europei come la Spagna che hanno adottato altri modelli di sviluppo”. Lo ha detto il deputato e responsabile Sud della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino, all’evento organizzato a Napoli dal titolo “La nuova questione meridionale nell’Europa di oggi”. “E quindi il referendum è stato innanzitutto lo strumento che le persone hanno utilizzato per dire a Giorgia Meloni che non le sta ascoltando – osserva Sarracino – non le sta rappresentando. E allora oggi il Partito Democratico è un partito con un’identità, nel nome della protezione e della difesa, della coesione e dell’unità nazionale, grazie ad Elly Schlein e a tutto il suo gruppo dirigente”.
“La selezione del candidato o della candidata a premier della nostra coalizione si potrà fare solo una volta che avremo deciso qual è la coalizione che può stare insieme, con quali forze politiche e insieme decidere il percorso”. Lo ha detto Stefano Bonaccini, presidente del Pd ed europarlamentare, intervenendo oggi a Napoli all’iniziativa “La nuova questione meridionale nell’Europa di oggi – A 100 anni dagli scritti di Antonio Gramsci”, organizzata a Napoli dall’europarlamentare Sandro Ruotolo.
Bonaccini ha parlato dei sindaci di Genova e Napoli, Salis e Manfredi: “Noi abbiamo un vantaggio – ha detto – che abbiamo una classe dirigente estesa, larga che mediamente nei territori è capace di battere, cosa che non è accaduta negli ultimi vent’anni a livello nazionale, la destra. Noi continuiamo a perdere le elezioni politiche o a non vincere da troppo tempo e continuiamo però a vincere nella maggioranza dei comuni italiani a partire da questa bellissima Napoli. E quindi abbiamo una classe dirigente che nei territori spesso diventa un serbatoio. Guardi che banalmente io dico che servirebbero le preferenze proprio per provare di dare ai cittadini la possibilità di scegliersi nei territori chi li rappresenta meglio perché questo vorrebbe dire portare a Roma, secondo me, molta più presenza territoriale di chi magari ha già dimostrato se essere capace o meno nel cimentarsi nel governo locale. Quindi abbiamo fior fiore di amministratori a partire dal sindaco di questa città, abbiamo dirigenti politici in grado di guidare il Paese perché certamente va riconosciuto a Elly Schlein, che ha iniziato a guidare un partito che era nei sondaggi al suo minimo storico. Qualche anno fa decretavano la nostra scomparsa e oggi siamo un partito in campo, e che secondo me può ancora crescere. Io dico anche che noi abbiamo bisogno proprio per questo di essere responsabili, cioè di evitare di fare la corsa tra di noi ma provare a sapere sempre che gli avversari stanno dall’altra parte”.
Bonaccini ha parlato dei sindaci di Genova e Napoli, Salis e Manfredi: “Noi abbiamo un vantaggio – ha detto – che abbiamo una classe dirigente estesa, larga che mediamente nei territori è capace di battere, cosa che non è accaduta negli ultimi vent’anni a livello nazionale, la destra. Noi continuiamo a perdere le elezioni politiche o a non vincere da troppo tempo e continuiamo però a vincere nella maggioranza dei comuni italiani a partire da questa bellissima Napoli. E quindi abbiamo una classe dirigente che nei territori spesso diventa un serbatoio. Guardi che banalmente io dico che servirebbero le preferenze proprio per provare di dare ai cittadini la possibilità di scegliersi nei territori chi li rappresenta meglio perché questo vorrebbe dire portare a Roma, secondo me, molta più presenza territoriale di chi magari ha già dimostrato se essere capace o meno nel cimentarsi nel governo locale. Quindi abbiamo fior fiore di amministratori a partire dal sindaco di questa città, abbiamo dirigenti politici in grado di guidare il Paese perché certamente va riconosciuto a Elly Schlein, che ha iniziato a guidare un partito che era nei sondaggi al suo minimo storico. Qualche anno fa decretavano la nostra scomparsa e oggi siamo un partito in campo, e che secondo me può ancora crescere. Io dico anche che noi abbiamo bisogno proprio per questo di essere responsabili, cioè di evitare di fare la corsa tra di noi ma provare a sapere sempre che gli avversari stanno dall’altra parte”.
“Questo è il governo più antimeridionalista di sempre. Eppure, in quella sorta di comiziaccio in Parlamento, la presidente del Consiglio ha ovviamente inserito i mirabolanti successi incassati dal suo governo anche nel Mezzogiorno. Ma se il Sud è cresciuto più della asfittica media nazionale lo si deve al Pnrr, cioè a quello straordinario risultato dell’azione dei nostri governi che Meloni e i suoi non hanno nemmeno votato”. Così Anna Ascani, Vicepresidente della Camera e deputata dem, a margine dell’evento “La nuova questione meridionale nell’Europa di oggi” in corso a Napoli.
“La premier ha inoltre ribadito che non intende cambiare linea, ripartire o altro, ma continuare a mettere in atto il programma esposto all’inizio della legislatura: se le cose stanno così equivale a una minaccia per i cittadini e le imprese del Mezzogiorno, tanto più che sta arrivando ai titoli di coda il Pnrr e di piani e strategie con cui sostenere la crescita non si vede nemmeno l’ombra. Toccherà a noi restituire all’Italia – tutta l’Italia, Sud compreso – il posto che le spetta in Europa e nel mondo ma soprattutto ridare agli italiani il futuro che aspettano e meritano”.
“La premier ha inoltre ribadito che non intende cambiare linea, ripartire o altro, ma continuare a mettere in atto il programma esposto all’inizio della legislatura: se le cose stanno così equivale a una minaccia per i cittadini e le imprese del Mezzogiorno, tanto più che sta arrivando ai titoli di coda il Pnrr e di piani e strategie con cui sostenere la crescita non si vede nemmeno l’ombra. Toccherà a noi restituire all’Italia – tutta l’Italia, Sud compreso – il posto che le spetta in Europa e nel mondo ma soprattutto ridare agli italiani il futuro che aspettano e meritano”.



















