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C’è una foto di Costantino Favasuli bambino che oggi sembra raccontare molto più di quanto potesse fare allora. È seduto sulla terra di un campo di calcio, gli scarpini ai piedi, la tuta addosso e lo sguardo rivolto altrove. Il pallone nell’immagine neppure si vede. Il calcio, invece, c’è tutto. Perché da quei campi è cominciato un viaggio che, molti anni dopo, lo ha portato prima davanti all’Arsenal in Champions League e poi al Maradona, dove gli sono bastati pochi minuti per cambiare una partita che il Napoli non riusciva a sbloccare.

Favasuli è probabilmente la sorpresa più bella dell’ultima settimana azzurra. Fino a poco tempo fa il suo nome era quello di un ragazzo arrivato dal Catanzaro per completare la rosa di Massimiliano Allegri, un giovane da aspettare, conoscere e magari utilizzare per far rifiatare i titolari. Nel giro di pochi giorni, però, qualcosa è cambiato. Prima l’esordio in Champions contro l’Arsenal, con un impatto che ha colpito soprattutto per la personalità. Nessuna paura, nessun atteggiamento da ragazzo capitato quasi per caso su un palcoscenico enorme. Favasuli è entrato e ha fatto quello che sa fare: correre, aggredire gli spazi, giocare con coraggio. Poi è arrivato il Bologna. Una partita sporca, complicata, di quelle nelle quali il Napoli continuava ad avere il pallone senza riuscire realmente a cambiare velocità. Serviva qualcosa di diverso. Allegri tra le soluzioni ha scelto lui. Favasuli è entrato portandosi dietro esattamente ciò che aveva mostrato pochi giorni prima: gambe, fame e quella leggerezza che appartiene ai ragazzi che hanno ancora tutto da conquistare. E il Napoli ha cambiato passo. Non perché un ventiduenne possa improvvisamente risolvere tutti i problemi della squadra, ma perché in quel momento Favasuli ha fatto quello che serviva. Ha attaccato lo spazio, ha dato profondità, ha costretto il Bologna a preoccuparsi anche della sua corsa. Poi è arrivato il pallone decisivo: la giocata sulla fascia, il servizio dentro e Lobotka che anticipa tutti per l’1-0. Assist di Favasuli, Maradona in piedi e partita indirizzata.

Favasuli non arriva da un percorso costruito sotto i riflettori. È un classe 2004 cresciuto calcisticamente lontano dal grande palcoscenico, passato dalla scuola calcio Segato di Reggio Calabria al settore giovanile della Fiorentina e poi mandato a farsi le ossa in Serie B. Ternana, Bari e infine Catanzaro. È soprattutto in Calabria che il suo nome comincia a uscire dalla cerchia degli addetti ai lavori. Corre, gioca su entrambe le fasce, impara a interpretare più ruoli e mette insieme una stagione che convince il Napoli a puntare su di lui. Il salto è enorme. Dalla Serie B alla squadra che deve giocare per le prime posizioni in campionato e affrontare la Champions League. Eppure nelle prime vere occasioni concesse da Allegri, Favasuli non ha dato l’impressione di voler aspettare che il calcio gli concedesse qualcosa. Ha provato a prenderselo.

Forse è proprio qui che il Napoli può aver trovato qualcosa che in questo momento gli serviva. Non necessariamente un nuovo titolare, non ancora almeno. Ma un calciatore capace di entrare e cambiare l’inerzia attraverso caratteristiche semplici e tremendamente utili: corsa, intensità, coraggio. Quella freschezza che un giovane può portare in una squadra quando gioca senza il peso di dover dimostrare di essere già arrivato. Allegri lo sa bene. Le stagioni non si vincono soltanto con gli undici nomi scritti sulla distinta ad agosto. Si costruiscono anche attraverso giocatori che partono qualche metro più indietro e, quando arriva l’occasione, costringono l’allenatore a rivedere le gerarchie. Favasuli è ancora lontano dall’aver conquistato qualcosa, ma contro Arsenal e Bologna ha mandato un primo messaggio.

Ed è per questo che oggi quella fotografia da bambino assume un sapore particolare. Il campo di terra, gli scarpini, una tuta da calcio troppo lontana dalle luci della Champions. Poi gli anni della Primavera, la Serie B, Catanzaro e infine Napoli. Da quel campo al Maradona il viaggio è stato lunghissimo. Per farsi scoprire Napoli, invece, a Costantino Favasuli è bastata una settimana.