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A spoglio ancora in corso, a Napoli si profila un successo ‘bulgaro’ del No al Referendum sulla Giustizia, superiore al già cospicuo risultato nel resto della Campania (65% circa)

Nell’area metropolitana, la riforma Nordio è stata bocciata dal 71,71% (265.960sezioni su 674.070). Nel Comune di Napoli, il No sale addirittura al 75,83% (80.030 sezioni su 251.071).

In città, gli oppositori del Sì al Referendum sono già pronti a scendere in piazza, con lo slogan “E adesso mandiamoli a casa”. L’appuntamento è alle 18.00 a largo Berlinguer (metro Toledo), per “portare in piazza l’opposizione a questo governo già palesatasi nelle urne”. Secondo la rete No Kings, “Il no al disegno autoritario di questo governo si è preso la scena – recita una nota -: la Meloni e la sua maggioranza non sono invincibili! Adesso mandiamoli a casa una volta per tutte”. La manifestazione estemporanea serve anche a promuovere un evento nazionale già programmato.  “Il 28 marzo tutte e tutti a Roma contro I Re e le loro guerre!” informa la rete No Kings.

Alla manifestazione di oggi partecipa anche Potere al Popolo, chiedendo le dimissioni del Governo Meloni, e chiamando a un’Assemblea nazionale per costruire un campo popolare verso le elezioni del 2027. “Ce l’abbiamo fatta! – esulta una nota di PaP – È stata una grande vittoria dell’Italia che non vuole il Governo Meloni. È stata una vittoria della “Generazione Gaza”, che dopo anni di mobilitazione di piazza ha iniziato a prendere parola e irrompere anche nelle urne. E di tanti vecchi elettori di sinistra che sono tornati a votare per difendere alcuni valori fondamentali. Una vittoria a dir poco clamorosa, sia per distacco, sia per l’affluenza, entrambi al di sopra di tutte le aspettative. Una vittoria ancora più clamorosa se si pensa che il Governo aveva mobilitato tutti gli strumenti a disposizione, dal martellamento Rai e Mediaset, alla pressione sulle scuole, passando dal podcast di Fedez a pagine social subdole, strumentalizzando qualsiasi notizia o caso di cronaca.
Una vittoria che va ben oltre il centrosinistra – in cui, ricordiamo, c’erano correnti che votavano Sì, altre che hanno cercato fino alla fine di “restare sul tecnico”, di “non estremizzare” lo scontro”.