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Quando è ormai chiara la netta vittoria del No, esplode l’euforia nella sala dell’Anm al Tribunale di Napoli. Si stappa lo spumante, tra le decine di magistrati presenti, riuniti per seguire lo spoglio del referendum. Partono anche i cori, qualcuno intona un “chi non salta Meloni è“. Ma non mancano “Bella Ciao” e “Uniti“, in risposta alla (affossata) separazione delle carriere. “Il dato oggettivo e chiaro è che questa riforma la voleva Gelli con la P2 e poi Berlusconi” dice il procuratore generale Aldo Policastro. Un concetto già espresso nelle scorse settimane. E costato a Policastro l’attacco del guardasigilli Carlo Nordio, per il quale il pg era degno di “disprezzo”. Al punto che “non gli stringerebbe neanche la mano”. Avvicinato dai cronisti, ora Policastro non le manda a dire a Nordio. “Noi – spiega il magistrato – siamo qui pronti per lavorare fin da subito per una giustizia migliore, più efficiente, il ministro faccia quello che deve fare e non quello che ha fatto”.

Su come Nordio e il governo abbiano condotto la campagna referendaria, Policastro richiama le parole del “Presidente della Repubblica al rispetto tra le istituzioni”. E sottolinea: “In questo caso non c’è stato. Ne prendiamo atto e prendiamo atto di un abbassamento del livello dell’istituzione democratica di questo Paese in questo referendum, che ha sostanzialmente danneggiato non tanto il referendum e la magistratura, ma l’istituzione democratica nel suo complesso”. Adesso, aggiunge il procuratore generale, “ci aspettiamo che si rifletta su quello che è stato, su come è stata condotta questa campagna referendaria, di come possa danneggiare le istituzioni democratiche di questo Paese”.

Acclamato in sala Ettore Ferrara, già presidente del Tribunale di Napoli, alla guida del comitato distrettuale “Giusto dire No”. Confessa “un’enorme emozione” per il risultato, giudicato “esaltante”. Ma già ragiona sullo scenario post urne. “Si riparte da un valore enorme – sostiene -, che è quello di una fetta di società civile che è indipendente rispetto anche alle ai partiti, alle posizioni politiche, che intende operare a difesa della democrazia e della Costituzione. Mi auguro che di ciò si sappia fare tesoro per il futuro del nostro paese”. Ma nel momento della festa, dall’ex magistrato arriva già un appello all’equilibrio. “Dopo la sbornia di questa serata – precisa Ferrara – spero che da domani tutti quanti riescano a fare un passo indietro, in particolare noi magistrati, facendo anche un’autocritica per quelle nostre criticità che ci hanno portato a livello così basso di sostegno da parte della società civile”. E poi c’è da fare i conti con le possibili macerie, il lascito di una battaglia a tratti feroce. “Ricucire il rapporto con l’avvocatura – avverte Ferrara – è fondamentale per l’esercizio della giurisdizione e la giurisdizione è la garanzia dei diritti dei cittadini”. Ci sarà ancora tanto da lavorare.