Folla all’esterno del teatro Diana a Napoli dove sta per iniziare l’iniziativa a sostegno del No al referendum sulla riforma della giustizia, con la partecipazione tra gli altri del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, del procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro e di Raffaele Cantone, procuratore capo di Perugia.
Gremito il teatro in ogni ordine di posto, ai tanti che si trovano ancora all’esterno è stato impedito l’accesso per motivi di sicurezza. Per spiegare le ragioni dell’impossibilità a fare entrare tutti è stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine che si sono posizionate davanti l’ingresso.
Gremito il teatro in ogni ordine di posto, ai tanti che si trovano ancora all’esterno è stato impedito l’accesso per motivi di sicurezza. Per spiegare le ragioni dell’impossibilità a fare entrare tutti è stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine che si sono posizionate davanti l’ingresso.
In piedi su una sedia all’esterno del teatro Diana di Napoli, Jacopo Fo ha improvvisato un monologo per i tanti che non sono potuti entrare a causa dell’esaurimento dei posti disponibili. E proprio per accontentare i delusi rimasti all’esterno, gli organizzatori e il teatro hanno invitato Fo, tra i relatori dell’iniziativa a favore del No al referendum sulla giustizia, a uscire.
Il monologo si è concentrato sulla questione del sorteggio del Csm. “Il sorteggio allora valga per tutto – ha detto Fo – immagino che questo sorteggio si faccia con delle palline con i nomi dentro e poi il ministro arriva bendato e deve scegliere, tra le palline, il fortunato vincitore. E poi – ha proseguito – con il vecchio trucco delle palline messe in frigorifero, ‘capiterà’ che il ministro scelga proprio, guarda un po’, il cugino”.
Il monologo si è concentrato sulla questione del sorteggio del Csm. “Il sorteggio allora valga per tutto – ha detto Fo – immagino che questo sorteggio si faccia con delle palline con i nomi dentro e poi il ministro arriva bendato e deve scegliere, tra le palline, il fortunato vincitore. E poi – ha proseguito – con il vecchio trucco delle palline messe in frigorifero, ‘capiterà’ che il ministro scelga proprio, guarda un po’, il cugino”.
“In questi mesi di discussione sul referendum ricordo che le prime volte che parlavo, a ottobre, mi dicevano che la mia era una battaglia persa, che ero l’ultimo samurai perché eravamo al 25%. Ma io sono della Calabria del Sud, ho la testa dura, orgoglioso di dire sempre quello che penso. Potevo stare zitto e piacevo a molti, anche a destra, ma io non vivo in funzione del consenso ma nell’idea di vivere senza pagare cambiali, senza dipendere da nessuno”. Lo ha detto il capo della procura partenopea Nicola Gratteri intervenendo a Napoli a un confronto sul referendum davanti a una platea composta da studenti di giurisprudenza.
“La libertà – ha detto Gratteri – non è passeggiare sul lungomare o farsi un giro in barca, ma la vera libertà è guardare negli occhi chiunque e dire sempre quello che si pensa. Per questo dico che sono per il no. Oggi dicono ‘Gratteri è di sinistra e del Pd’, ma ricordo che c’erano intercettazioni telefoniche in cui dicevano che sono fascista, anzi dicevano nazista. Mettetevi d’accordo. Io invece in questi mesi ho riletto i lavori preparatori dell’Assemblea Costituente, penso a Einaudi, Dossetti, La Pira, Leone, a Moro di cui oggi ricorre il suo omicidio. E ricordo anche le 27 donne costituenti, tutti monumenti del diritto che
combattevano contro il fascismo. Nella Costituente era al primo posto il bilanciamento dei poteri, c’era paura che ci fosse sistema tale in cui mai più un potere potesse schiacciare l’altro portando a una involuzione democratica”.
“Già Berlusconi e prima ancora Licio Gelli – ha aggiunto il magistrato – sono stati ispiratori e dicevano che volevano il pm col cappello in mano davanti al giudice. Invece il pm deve essere sereno nel fare indagini. L’altra sera a Tajani è scappata una frase grave: dice che stanno pensando di sottoporre la polizia giudiziaria togliendola al pm e farla passare sotto l’esecutivo, quindi sotto il ministro degli Interni. Immaginate quindi un capitano dei carabinieri che deve fare un avanzamento in carriera e fa indagini su un assessore regionale come si troverà a comportarsi”.
“La libertà – ha detto Gratteri – non è passeggiare sul lungomare o farsi un giro in barca, ma la vera libertà è guardare negli occhi chiunque e dire sempre quello che si pensa. Per questo dico che sono per il no. Oggi dicono ‘Gratteri è di sinistra e del Pd’, ma ricordo che c’erano intercettazioni telefoniche in cui dicevano che sono fascista, anzi dicevano nazista. Mettetevi d’accordo. Io invece in questi mesi ho riletto i lavori preparatori dell’Assemblea Costituente, penso a Einaudi, Dossetti, La Pira, Leone, a Moro di cui oggi ricorre il suo omicidio. E ricordo anche le 27 donne costituenti, tutti monumenti del diritto che
combattevano contro il fascismo. Nella Costituente era al primo posto il bilanciamento dei poteri, c’era paura che ci fosse sistema tale in cui mai più un potere potesse schiacciare l’altro portando a una involuzione democratica”.“Già Berlusconi e prima ancora Licio Gelli – ha aggiunto il magistrato – sono stati ispiratori e dicevano che volevano il pm col cappello in mano davanti al giudice. Invece il pm deve essere sereno nel fare indagini. L’altra sera a Tajani è scappata una frase grave: dice che stanno pensando di sottoporre la polizia giudiziaria togliendola al pm e farla passare sotto l’esecutivo, quindi sotto il ministro degli Interni. Immaginate quindi un capitano dei carabinieri che deve fare un avanzamento in carriera e fa indagini su un assessore regionale come si troverà a comportarsi”.
“Questa esperienza mi è servita a conoscere meglio il genere umano, anche le persone che mi stavano attorno e che ho frequentato negli anni, li ho visti cambiati sia in bene che in male”. Lo ha detto il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, aprendo il suo intervento all’iniziativa a sostegno del No al referendum in corso al teatro Diana di Napoli.
“Io ho già criticato la Cartabia ed ero l’unico in Italia da andare in tv e dirlo perchè la gente aveva paura a criticare quel governo perché c’erano tutti i partiti tranne Fdi. Quella era l’attività preparatoria, l’antipasto”, secondo Gratteri.
“Io ho già criticato la Cartabia ed ero l’unico in Italia da andare in tv e dirlo perchè la gente aveva paura a criticare quel governo perché c’erano tutti i partiti tranne Fdi. Quella era l’attività preparatoria, l’antipasto”, secondo Gratteri.
“Questo referendum è importante, la parola chiave del mio approccio per contrastare la riforma è stata l’arroganza: io non sopporto gli arroganti nella mia vita”. Lo ha affermato il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, nel corso del suo intervento all’iniziativa a favore del No in corso a Napoli. “C’è un pacchetto che il Governo blinda, va in Parlamento dove non cambia una virgola. Dico io, almeno fate una finta. Per me questa si chiama arroganza del potere. Così la riforma viene approvata e per meno di 40 magistrati noi cambiamo 7 articoli della Costituzione come se fosse un decreto legge, come se fosse il decreto Caivano”.
“Ci sono alcuni uffici dove manca il 40 per cento dei dipendenti, ma intanto hanno avuto la possibilità di aprire l’inutile tribunale di Bassano del Grappa, guarda un po’ in Veneto. Un Tribunale che nessuno voleva, solo il ministro Nordio e il sottosegretario Ostellari e nessuno protesta soprattutto l’opposizione. Va bene a tutti”.
Lo ha detto il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, nel suo intervento alla manifestazione a favore del No al referendum sulla giustizia in corso a Napoli.
Rispetto al suo impegno, Gratteri ha sottolineato: “Non mi fermerò finché sarò vivo, se mi sfidano non ce ne è per nessuno, io sono allenato alla guerra fin da bambino”.
Lo ha detto il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, nel suo intervento alla manifestazione a favore del No al referendum sulla giustizia in corso a Napoli.
Rispetto al suo impegno, Gratteri ha sottolineato: “Non mi fermerò finché sarò vivo, se mi sfidano non ce ne è per nessuno, io sono allenato alla guerra fin da bambino”.
“E’ giusto dire no perché bisogna difendere lo Stato di diritto perché o c’è la forza del diritto o il diritto della forza. Noi pensiamo che sia necessario rafforzare il diritto e non l’uso della forza e con questa riforma si indebolisce il potere giudiziario a favore del potere esecutivo e noi pensiamo che questo non sia corretto”. Così il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, intervenuto all’iniziativa a sostegno del No al referendum in corso al teatro Diana di Napoli che vede la partecipazione di numerosi esponenti della magistratura napoletana e società civile.
“Chi vuole difendere lo Stato di diritto deve votare no – ha aggiunto – chi non vuole difendere o vuole spazzare via la magistratura, come qualcuno ha detto, deve votare sì”. A chi gli chiede quali siano le sue sensazioni sull’esito del voto, in programma il 22 e 23
marzo, Policastro ha detto: “Io penso che noi abbiamo utilizzato buone ragioni e le buone ragioni nel popolo fanno sempre strada”.
“Chi vuole difendere lo Stato di diritto deve votare no – ha aggiunto – chi non vuole difendere o vuole spazzare via la magistratura, come qualcuno ha detto, deve votare sì”. A chi gli chiede quali siano le sue sensazioni sull’esito del voto, in programma il 22 e 23
marzo, Policastro ha detto: “Io penso che noi abbiamo utilizzato buone ragioni e le buone ragioni nel popolo fanno sempre strada”.“Sarebbe una sciagura per le attività investigative perché ritengo che la polizia giudiziaria sia ottima”. E’ l’opinione espressa dal procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, rispetto all’ipotesi di togliere al pm il controllo sulla polizia giudiziaria. “La polizia giudiziaria nel rapporto con il pubblico ministero si sente garantita – ha aggiunto – e in ogni caso rimane nell’ambito del circuito giudiziario. La polizia giudiziaria sarebbe abbandonata a se stessa senza i legami funzionali con il pm dipenderebbe e risponderebbe ai suoi superiori gerarchici, il che vuol dire al Ministero e alla politica”.
“Bisogna votare No perché questa riforma non migliora la situazione della giustizia, indebolisce l’autonomia dei magistrati e rischia di creare per il futuro una magistratura molto più conformista. Quindi credo che sia giusto votare No per ragioni di merito e non per ragioni di schieramento”. Lo ha affermato Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, intervenuto a un’iniziativa a favore del No al referendum sulla giustizia in corso al teatro Diana a Napoli.
“Nessuno – ha proseguito – vuole negare che ci sono problemi sia sul piano organizzativo sia sul piano del funzionamento del sistema giustizia, ma questo non significa che perché ci sono problemi bisogna cambiare in modo così radicale e a mio modo di vedere non positivo”. Cantone ha indicato come “aspetto più problematico” della riforma l’Alta Corte, “strumento che ha poca giustificazione razionale, non si spiega perché sia solo per la magistratura ordinaria, e fra l’altro è uno strumento che rischia di rappresentare un meccanismo attraverso il quale si rischia di incidere sull’attività dei singoli magistrati. L’Alta Corte è la parte della norma che si spiega oggettivamente meno, soprattutto per come è stata costruita”.
“Nessuno – ha proseguito – vuole negare che ci sono problemi sia sul piano organizzativo sia sul piano del funzionamento del sistema giustizia, ma questo non significa che perché ci sono problemi bisogna cambiare in modo così radicale e a mio modo di vedere non positivo”. Cantone ha indicato come “aspetto più problematico” della riforma l’Alta Corte, “strumento che ha poca giustificazione razionale, non si spiega perché sia solo per la magistratura ordinaria, e fra l’altro è uno strumento che rischia di rappresentare un meccanismo attraverso il quale si rischia di incidere sull’attività dei singoli magistrati. L’Alta Corte è la parte della norma che si spiega oggettivamente meno, soprattutto per come è stata costruita”.“Credo che sia inutile pensare ad altre cose per il futuro. Per fare il cambio del rapporto bisognerebbe fare un’altra riforma costituzionale”. Così ha risposto Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, a chi, a margine dell’iniziativa a favore del No al referendum sulla giustizia in corso al teatro Diana a Napoli, gli ha chiesto un’opinione sull’ipotesi, avanzata dal vicepremier Tajani, di togliere ai pm il controllo sulla polizia giudiziaria.
“Ad oggi, per fortuna, – ha proseguito – la norma dell’articolo 109 non è stata toccata”.
“Ad oggi, per fortuna, – ha proseguito – la norma dell’articolo 109 non è stata toccata”.
“Questo scontro tra ordinamenti dello Stato, tra politica e magistratura è un precedente estremamente grave. Il rispetto istituzionale e l’equilibrio fra i poteri è alla base della democrazia. Ogni dittatura è nata da una prevaricazione di un potere”. Così Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente nazionale Anci, intervenuto alla manifestazione a sostegno del No al referendum al teatro Diana.
Manfredi ha sottolineato il ruolo della società civile in questa campagna referendum sottolineando che “la vittoria del No sarà la vittoria di chi vuole pensare con la testa propria. Questa è una battaglia di civiltà e di verità perché si stanno dicendo tante bugie”.
Rispetto alla grande partecipazione all’iniziativa di oggi, il sindaco si è detto “orgoglioso” della risposta della cittadinanza evidenziando che “Napoli è sempre stata una città profondamente democratica e antifascista e pertanto sono convinto che qui il No prevarrà
in maniera larga e dovremo compensare qualche altra parte d’Italia dove questo non avverrà”.
Manfredi ha sottolineato il ruolo della società civile in questa campagna referendum sottolineando che “la vittoria del No sarà la vittoria di chi vuole pensare con la testa propria. Questa è una battaglia di civiltà e di verità perché si stanno dicendo tante bugie”.
Rispetto alla grande partecipazione all’iniziativa di oggi, il sindaco si è detto “orgoglioso” della risposta della cittadinanza evidenziando che “Napoli è sempre stata una città profondamente democratica e antifascista e pertanto sono convinto che qui il No prevarrà
in maniera larga e dovremo compensare qualche altra parte d’Italia dove questo non avverrà”.“All’interno di questa campagna referendaria da parte della destra c’è una profonda mistificazione. Si vuole far passare l’idea che votare Si significa mettere in galera lo spacciatore, arrestare e condannare il ladro, ed è assolutamente falso”. Lo ha detto il sindaco di Napoli e presidente nazionale Anci, Gaetano Manfredi, nel corso del suo intervento all’iniziativa a sostegno del No al referendum sulla riforma della giustizia in corso al teatro Diana.
“Questa è semplicemente una riforma della magistratura che non ha nulla a che fare con i problemi che i cittadini possono avere – ha proseguito – Far credere che votare Si significa risolvere i problemi della sicurezza, significa alimentare la sfiducia perché se vincesse il Si, e io sono sicuro che vincerà il No, il cittadino medio penserà che la politica lo ha fregato di nuovo e penserà di aver bisogno dell’uomo forte al comando”.
Da Manfredi un invito a tutti i presenti “a spendere questi ultimi giorni di campagna referendaria per convincere altri ad andare a votare e a votare No perché se si spiegasse bene al popolo cosa si vota, oggi sarebbero tutti convinti della vittoria del No”.
“Questa è semplicemente una riforma della magistratura che non ha nulla a che fare con i problemi che i cittadini possono avere – ha proseguito – Far credere che votare Si significa risolvere i problemi della sicurezza, significa alimentare la sfiducia perché se vincesse il Si, e io sono sicuro che vincerà il No, il cittadino medio penserà che la politica lo ha fregato di nuovo e penserà di aver bisogno dell’uomo forte al comando”.
Da Manfredi un invito a tutti i presenti “a spendere questi ultimi giorni di campagna referendaria per convincere altri ad andare a votare e a votare No perché se si spiegasse bene al popolo cosa si vota, oggi sarebbero tutti convinti della vittoria del No”.





















