Per tutta l’estate ha girato le coste campane facendo da megafono alle denunce dei bagnanti e alle irregolarità delle gestioni dei lidi. Ieri il parlamentare Francesco Borrelli è giunto sul luogo del delitto di uno degli scempi ambientali più grave per il territorio vesuviano.
Siamo nella zona extraurbana tra Boscoreale e Pompei,, tra Via Civita e Via Grotta Parrella, dove giovedì scorso, 27 agosto è divampato un incendio di gravità enorme. Con lui, le Mamme Vulcaniche armate di un coraggio che le istituzioni non hanno avuto.
A bruciare non è stata solo la vegetazione. Insieme a un vivaio e agli arbusti dei terreni privati adiacenti, sono andate in fumo tonnellate di rifiuti di ogni tipologia che ostruivano completamente Via Grotta Parrella. Un muro di “monnezza” diventato combustibile.
Un disastro però annunciato. Un disastro che continua da anni. A quasi una settimana dal rogo, non si hanno ancora notizie sulle cause ufficiali, da Pompei arriva la conferma che il sistema di videosorveglianza che dovrebbe monitorare la zona non funziona.
L’allarme era stato lanciato da tempo. Già nel 2024 le Mamme Vulcaniche avevano segnalato e denunciato le condizioni terribili di quell’area. Segnalazione che aveva portato il Comune di Boscoreale ad intervenire con una pulizia parziale dello spiazzo, la delimitazione dell’area e installazione di telecamere in attesa della rimozione definitiva.
Un intervento palliativo. Il rogo di giovedì è stato l’ultimo atto di quello che è a tutti gli effetti un totale fallimento. Ambientale, sociale, politico.
Sul posto, tra alberi carbonizzati e cumuli di rifiuti ancora fumanti, restano le immagini della vergogna. Ancora oggi in un inizio di settembre bollente i turisti, prima di poter “camminare attraverso la storia ” in visita ai vicini siti archeologici, sono costretti ad attraversare la monnezza.


















