“Buonasera, sono un magistrato della Corte dei Conti, un pubblico ministero, il mio nome è Ferruccio Capalbo, non sono presente sui social, tuttavia sta per accadere una cosa talmente grave per la quale ho ritenuto necessario girare un video attraverso cui provare a spiegare a non addetti ai lavori cosa in realtà sta accadendo”. Inizia così il video di un magistrato napoletano della Corte dei Conti. Capalbo è vice procuratore generale della Procura contabile della Campania, parla a poche ore dall’ok definitivo del ddl Foti. Oggi in Senato si vota il disegno di legge sulla riforma della Corte dei Conti, voluto dalla maggioranza, già approvato alla Camera il 9 aprile scorso. Il disco verde è previsto entro Capodanno. “La gravità di questa riforma – sostiene Capalbo – è che introduce il principio di deresponsabilizzazione dei politici”. In un video di circa quattro minuti, il vice procuratore generale lancia un grido d’allarme. Già da tempo, a protestare è anche l’Associazione nazionale dei magistrati della Corte dei Conti. Il timore espresso è la cancellazione di un diritto del cittadino: quello di rivolgersi alla Corte dei conti, di fronte a un presunto spreco di denaro pubblico.
“La magistratura della Corte dei Conti attraverso le sue procure – ricorda Capalbo – ad oggi ha il compito specifico di verificare che tutti i soldi pubblici che noi attraverso il pagamento di pesantissime tasse affidiamo nelle mani di amministratori pubblici, politici eccetera, vengono utilizzati in maniera corretta. Ove questi soldi non dovessero essere invece utilizzati in maniera corretta e dovessero essere sprecati o comunque impiegati per interessi personali dei veri politici di turno, la procura può chiedere e ottenere, chiamandoli in giudizio, che questi restituiscono quei soldi di tasca propria. Un principio importantissimo, a tutela proprio del corretto uso del danno allo pubblico“. Gli esempi offerti dalla cronaca sono innumerevoli. Capalbo rievoca “rimborsopoli, tangentopoli”, oppure i casi di “opere pubbliche inutili, ponti inutili, o ponti costruiti e poi caduti, o strade costruite e dopo pochi mesi già totalmente rotte“. Insomma, “tutte situazioni nelle quali l’uso scorretto dei soldi pubblici – ribadisce il magistrato – può essere comunque controllato e sanzionato dalla Procura e dalla Corte Conti negli interessi di tutti noi cittadini”.
Ma cosa potrebbe accadere, con il ddl Foti? Secondo Capalbo, “con questa riforma si cambia sistema, si introduce il principio di de-responsabilizzazione dei politici e dei funzionari pubblici fondamentalmente”. E se anche si riuscisse “a chiamare in giudizio un amministratore pubblico per dei casi di sprechi enormi – aggiunge il pm contabile -, comunque non lo si potrà condannare se non a somme minime”. Il testo in discussione, infatti, fissa un tetto al risarcimento da danno erariale: non superiore al 30% del pregiudizio accertato e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda/o dell’indennità percepita dal responsabile. Altro cardine del disegno di legge è l’esclusione della responsabilità erariale per colpa grave, ossia quella violazione evidente e grossolana delle regole di diligenza, prudenza o perizia. Come già avviene oggi per lo “scudo erariale”: disposizione emergenziale introdotta in pandemia, ma prorogata di anno in anno, negli anni successivi.
Col ddl Foti resta invece la responsabilità per dolo (la volontà cosciente di infrangere la legge), per gli atti che hanno superato il controllo preventivo della Corte dei conti e in caso di conclusione di accordi di conciliazione. “Questo significa che – rileva Capalbo – rispetto ad una enorme quantità di danaro pubblico proveniente dalle tasse che ciascuno di noi faticosamente paga, i politici potranno gestirlo come credono, non rischiando più responsabilità o ove anche dovessero essere chiamati, rischiando di pagare una somma minima”. In breve, salterebbe “il principio chi rompe paga”. “Quel principio normale che – dice il vice procuratore generale – nella vita di tutti i giorni, econdo cui laddove io chiedo ad una persona, dandogli i miei soldi, di realizzare un obiettivo, ho il diritto di chiedergli conto di come ha utilizzato quei soldi ed eventualmente chiedergliene la restituzione, nel caso in cui non dovesse realizzare l’obiettivo stabilito, nella pubblica amministrazione dove confluiscono enormi quantità di risorse pagate da noi cittadini, questo principio di responsabilità non esiste più, è stato annacquato”. A detta di Capalbo, in pratica, “tutti noi cittadini saremo più nudi di fronte alla pubblica amministrazione, ai politici, che potranno gestire questa grandissima quantità di soldi nostri con grande nonchalance senza rischiare nulla o rischiando pochissimo, è una cosa gravissima”. Il magistrato vede un “rischio serio” di “sprechi enormi dopo l’approvazione di questa norma”. Capalbo conclude con un auspicio: “Spero con questo video di aver acceso una luce nelle vostre coscienze. Meditate gente, meditate”.



















